I 101 di Enrica Filippini Lera, protagonista della lotta di Liberazione


Enrica-Filippini-LeraHa compiuto 101 anni ieri, lunedì 27 luglio, Enrica Filippini Lera, protagonista della lotta di Liberazione a Roma, deportata in Germania, e residente a Modena dal 1956, anno in cui si trasferì dalla Capitale con il marito Paolo Buffa, docente all’Università dove è stato professore emerito fino alla morte nel 2000, anche lui figura importante della Resistenza e dell’Antifascismo.

Alla signora Enrica il sindaco di Modena Gian Carlo Muzzarelli ha inviato un mazzo di fiori con un biglietto, che dice: “Gentile Signora, Le auguro di cuore, a nome di tutta la città, un felice compleanno. La Sua vita è un esempio di coraggio e di passione per la libertà e la democrazia, e La ringrazio anche oggi per il contributo che ha saputo dare a tutto il Paese. Un caro saluto a Lei ed ai Suoi famigliari. Con affetto e stima. Gian Carlo Muzzarelli, sindaco di Modena”.

Anna Enrica Filippini-Lera è nata a Roma il 27 luglio 1914. Nella seconda metà degli anni ‘30 – è scritto nella scheda biografica a cura dell’Anpi nazionale – era entrata in contatto con il gruppo clandestino dei comunisti romani. Si era, così, impegnata nella raccolta di fondi a sostegno dei combattenti antifranchisti in Spagna. Nel 1940 si era iscritta alla Facoltà di Scienze biologiche dell’Università di Roma; due anni dopo collaborava alla redazione e alla diffusione del giornale clandestino comunista “Pugno chiuso”. L’8 settembre 1943 la ragazza entrò nel Comitato studentesco di agitazione e successivamente aderì, con l’amica Vera Michelin-Salomon, alla cellula comunista di Piazza Vittorio. Assunta la responsabilità del “lavoro femminile” nel IV Settore, lo diresse sino al 14 febbraio 1944. Quel giorno i nazisti fecero irruzione nella sua casa, arrestando il fidanzato, la Michelin-Salomon e quanti altri vi si trovavano. Interrogata in via Tasso e poi trasferita a Regina Coeli, dove assistette al prelevamento di quanti furono giustiziati alle Fosse Ardeatine, Enrica fu condannata, come Vera, a tre anni di carcere duro. Deportata in Germania, seguì la sorte dell’amica con la quale, fortunatamente, riuscì a sopravvivere. Visse sino al 1956 a Roma, che lasciò per trasferirsi col marito, il professor Paolo Buffa, a Modena, dove vive tutt’ora.

Le lettere di Enrica dalla prigionia in Germania sono state raccolte nel 1995 nel libro “I fiori di lillà quel giorno…: una storia piccola” a cura di Maria Lea Cavarra per l’Istituto storico della Resistenza, stampato da Nuovagrafica e presentato a Modena da Miriam Mafai e Alfonsina Rinaldi.

Della storia e degli scritti di Enrica hanno recentemente parlato anche Aldo Cazzullo nel libro “Possa il mio sangue servire. Uomini e donne della resistenza” (Rizzoli), Mario Avagliano e Marco Palmieri in “Voci dal lager. Diari e lettere di deportati politici 1943-1945” (Einaudi), e Massimo Sestili in “I ragazzi di via Buonarroti. Una storia della Resistenza” (Marlin).