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Servizi 0-3 anni, il Comune di Modena indaga le esigenze delle famiglie: i genitori chiedono rette più basse e flessibilità

prima_infanziaSi conferma elevato il grado di soddisfazione dei genitori di Modena relativamente ai servizi educativi rivolti alla fascia 0/3 anni, indipendentemente dal tipo di gestione, comunale o convenzionata, come dimostrano le indagini di customer satisfaction, ma cambia la società e cambiano anche le richieste delle famiglie modenesi. Se il nido a Modena è indiscutibilmente utile e deve rimanere, è pur vero che “le rette sono alte” e il servizio non abbastanza flessibile rispetto alle esigenze lavorative, nel quadro di una società in rapido cambiamento dove consapevolezza delle famiglie e condivisione delle scelte educative hanno assunto un ruolo importante.

Lo dicono i dati emersi da un’indagine qualitativa sui Servizi 0-3 condotta dall’ufficio Organizzazione, qualità e ricerche del Comune di Modena, già condivisa con i Comitati genitori e, oggi, mercoledì 23 marzo, presentata anche in Commissione consiliare dal sociologo Vittorio Martinelli e dall’assessore alla Scuola Gianpietro Cavazza.

L’indagine ha interpellato tutti i genitori con figli frequentanti le scuole d’infanzia della città, quindi sia famiglie che si sono avvalse del servizio di nido che quelle che non lo hanno fatto. Complessivamente sono 627 i questionari compilati on line dai genitori che hanno accettato di partecipare alla ricerca.

L’indagine è stata preceduta dalla realizzazione di tre focus group a cui hanno ugualmente partecipato genitori di figli che hanno frequentato il nido e altri che non se ne sono serviti. Nell’ambito dei focus sono emerse le richieste diversificate che le famiglie pongono all’Amministrazione pubblica a sostegno della vita familiare. Da una parte, un’organizzazione del lavoro sempre più flessibile che tende a cambiare nel tempo e le diverse relazioni con i nonni rendono molto differenti le esigenze dei nuclei in cui entrambi i genitori lavorano (si parla spesso di “famiglie affaticate” ed è ricorrente il termine “incastro” per definire l’organizzazione familiare); dall’altra non è semplice nemmeno l’organizzazione della vita quotidiana dei genitori che hanno scelto di non mandare i figli al nido.

Dalle istanze (“flessibilità giornaliera e rispetto al periodo di apertura per adeguare il servizio ai tempi del lavoro”; “nido piccolo e vicino a casa”;) dalle considerazioni (“ruolo diverso che oggi hanno i nonni”, “consapevolezza delle scelte”) e dalle proposte (“nido a gettone”, “più centri bambini genitori”, “soluzioni d’emergenza ma qualificate”) emerse all’interno dei focus sono nate le oltre 70 affermazioni che compongono l’indagine.

Ad ogni affermazione è stato chiesto ai genitori di dare un voto da 1 a 10; una ventina di queste sono state largamente condivise, hanno cioè ottenuto un punteggio complessivamente superiore a 7.

Al vertice della classifica alcune considerazioni di tipo economico, di accessibilità e flessibilità del servizio. C’è innanzitutto ampia convergenza sul fatto che “la retta è in generale troppo alta” (punteggio 8,7), che “oggi i genitori portano meno i figli al nido perché la crisi economica si fa sentire” (8,3) e che “bisognerebbe pagare una retta solo per i giorni di frequenza” (8) e “applicare sconti significativi per i fratelli” (7,8).

Punteggi analoghi li hanno ottenuti affermazioni relative all’accessibilità del servizio: “il nido deve essere il più possibile vicino all’abitazione dei genitori o dei nonni” (punteggio 8,2) e alla flessibilità. Non arriva infatti alla sufficienza la considerazione che “occorre mantenere i nidi come sono”. Per i genitori, invece, “bisogna estendere i servizi alternativi ai nidi perché stanno cambiando le esigenze delle famiglie” (8). Considerazione confermata dall’alto grado di condivisione ottenuto da: “il nido va tenuto aperto a luglio” (7,8); “i periodi di chiusura dovrebbero avere più o meno la durata delle ferie” (7,7); “bisogna estendere il servizio dei centri bambini e genitori” (7,7). Apprezzate anche l’idea di “un servizio privato di emergenza, a pagamento ma certificato e controllato dal Comune, per quando il bambino si ammala” e “di un nido a gettone, ma solo se di qualità” (7,2).

Sentita, infine, la necessità di dare ai genitori più occasioni per relazionarsi con le educatrici (punteggio 7,5) e tra loro (7,4) ma anche di avere dal Comune più informazioni sui servizi 0-3 anni (7,5) e sulle caratteristiche del nido (7).

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