Scoperta a Rolo dai carabinieri maxi fabbrica di marijuana: un arresto


Dai semi, fino alla pianta matura che poi veniva fatta essiccare per produrre marijuana. Una fabbrica di sostanze stupefacente, perfettamente autonoma e attrezzata, suddivisa in reparti produttivi: coltivazione, irradiazione ed essiccazione. È quella che è stata scoperta in un cascinale tra le campagne della bassa modenese e quella reggiana tra i comuni di Rolo (RE) e Novi di Modena, dai carabinieri della Nucleo Operativo della Compagnia di Guastalla che hanno eseguito il blitz.

I carabinieri hanno sequestrato un migliaio di piante già cresciute e un impianto di areazione, irradiamento e irrigazione, dal costo di almeno 50.000 euro, grazie al quale chi gestiva la produzione era riuscito a riprodurre l’ambiente ideale per la crescita rigogliosa delle piante. Nel cascinale tutto era illegale: anche l’energia che alimentava l’impianto. I militari, infatti, hanno scoperto che il complesso sistema che controllava la crescita delle piante, era alimentato grazie alla fornitura di elettricità ottenuta attraverso un allaccio abusivo alla rete pubblica. L’intero cascinale, dopo essere stato “svuotato” dell’ingente quantitativo di stupefacenti e una volta smontato l’impianto, è stato sottoposto a sequestro dai militari.

Con l’accusa di coltivazione e produzione di sostanze stupefacenti, i militari hanno arrestato un cittadino cinese 36nne senza fissa dimora domiciliato nel cascinale all’interno del quale era coltivato lo stupefacente. È stato trovato e bloccato dentro l’edificio mentre cercava di nascondersi goffamente sotto il letto. L’uomo, ritengono gli investigatori, controllava le fasi di produzione e – ne sono convinti i militari – quasi sicuramente faceva riferimento a complici. A portare i carabinieri nel cascinale sono stati una serie di controlli compiuti sul territorio. Si tratta di un’area tenuta sotto controllo, perché già nel recente passato alcuni immobili disabitati sono stati “riutilizzati” come contenitori di piantagioni di marijuana.

Il primo sospetto vero, però, è nato quando i carabinieri si sono accorti del consumo spropositato di energia elettrica che quel cascinale, che sulla carta avrebbe dovuto essere disabitato, produceva: esorbitanti e assolutamente privi di giustificazione. Proprio per verificare questa stranezza, i militari di Guastalla, hanno preparato e poi portato a termine l’irruzione grazie alla quale i sospetti si sono trasformati in certezze. Complessivamente i militari hanno sequestrato oltre 1.200 piante di marijuana in stato vegetale avanzato e dell’altezza di circa un metro di cui, circa la metà inflorescenza – quindi quasi pronte per l’essicazione – oltre al costoso impianto (costituito da un centinaio di trasformatori 50 lampade solari e altrettante porta lampade e tre impianti di areazione). Le indagini proseguono sia per risalire a eventuali altri “coltivatori” di droga, sia per scoprire i canali di destinazione della marijuana che probabilmente veniva venduta sui mercati delle province del nord Italia.