A Reggio Emilia agenti della Polizia in borghese contro i “furbetti” dai comportamenti illegali


Anche gli equipaggi in borghese della Polizia di Stato, ormai da giorni, partecipano ai servizi disposti dal Questore per la verifica del rigoroso rispetto delle disposizioni emanate per limitare i contagi da coronavirus. Le attività degli equipaggi in borghese consentono, infatti, di monitorare, riservatamente, i comportamenti delle persone al fine, anche, di vanificare i tentativi di addurre scuse a comportamenti illegali. Sono previsti dei servizi finalizzati alla verifica delle dichiarazioni che i cittadini fanno agli agenti in divisa all’atto del controllo.

Nella giornata di ieri gli agenti della squadra mobile hanno seguito alcune autovetture che poco prima erano state fermate ad un posto di controllo. Per due automobilisti nessun problema: entrambi si erano diretti nel luogo che avevano indicato al personale di Polizia in divisa. Per un terzo automobilista, invece, è scattata la denuncia. In fase di autocertificazione, infatti, aveva indicato quale meta un supermercato ubicato nelle vicinanze. L’auto, che dopo il controllo è stata monitorata da personale in borghese, ha superato, senza fermarsi, il supermercato poco prima indicato come meta ed è stata bloccata dagli agenti sotto copertura ormai fuori città, in direzione Modena. Il conducente è stato quindi deferito all’autorità giudiziaria.

Gli agenti sotto copertura si sono poi concentrati all’interno di aree verdi in modo prolungato, registrando dal loro punto di osservazione comportamenti illegali come prolungati assembramenti di gruppi di persone. Le successive scuse adottate dalle persone identificate (ero appena arrivato, stavo passando per andare al supermercato, ecc), alla luce delle evidenze raccolte nel lasso di tempo precedente dagli agenti, erano del tutto inutili.

Il Questore intende proseguire l’attività sotto copertura degli agenti, per evitare che i cittadini possano strumentalmente sfruttare le ragioni giustificative, che ricordiamolo essere solo per ragioni di lavoro di necessità e sanitarie, per tentare di aggirare le norme del DPCM e quindi la relativa sanzione.