Lista Macchioni, raccolta rifiuti: “la guerra non ci deve far scordare i problemi di casa”

Lo svuotamento dei bidoni è insufficiente o non effettuato con regolarità: il primo passo sarà quello di sensibilizzare il comune e l’ente che gestisce il servizio. Il secondo potrebbe essere quello di percorre la strada legale, dove anche l’opinione pubblica possa avere un ruolo nella risoluzione del problema



“Non è facile in tempi di covid e con una guerra alle porte, recepire che vi siano ulteriori emergenze da risolvere legate al nostro territorio: ma purtroppo non per questo si devono far passare in secondo piano.

Da tempo ormai – dice Macchioni – numerosi cittadini ed attività commerciali, nonostante le continue segnalazione agli enti preposti, lamentano una criticità che riguarda lo svuotamento dei cassonetti di rifiuti da parte di Hera, in particolare del multimateriale, che porta con sé come conseguenza il fenomeno dell’abbandono di materiale a terra quando il contenitore è troppo pieno.

L’amministrazione comunale ha promosso una campagna di sensibilizzazione e informazione sul rispetto di regole di civile convivenza, in parallelo con l’installazione di nuove telecamere e sanzioni, con l’obbiettivo di disincentivare proprio l’abbandono dei rifiuti.

Ma i problemi ai cassonetti restano, e i disagi per i cittadini sono evidenti.

Come lista Macchioni, non vogliamo, e non possiamo accettare che ogni passo in avanti compiuto verso la rieducazione del cittadino, venga messo in discussione da inadempienze non di competenza del comune o dell’utente.

Per quanto ci riguarda, le giustificazioni date da Hera nel perpetuarsi della vicenda servono a poco. Abbiamo puntualmente contestato il mancato servizio, chiedendo di rispettare le frequenze di svuotamento e di spazzamento previsti nel contratto: una situazione che da straordinaria è divenuta tristemente ordinaria.

Per questi motivi, nei prossimi giorni – spiega il consigliere comunale –  abbiamo chiesto un confronto con il gestore per discutere nel merito di quelli che sono i criteri con i quali si procede alla raccolta dei rifiuti sul territorio; perché non vorremmo che questo si ripercuotesse sul servizio senza che il Comune possa avere il necessario potere decisionale di intervento.

Ogni cittadino ha il preciso diritto di lamentarsi e di chiedere che la spazzatura venga raccolta con puntualità: gli svuotamenti che non vengono fatti non dovrebbero venir pagati al gestore, trattandosi di un corrispettivo per il servizio, come sappiamo, molto costoso per la collettività.

A sostegno di questo principio – continua Macchioni – si sono espresse di recente pronunce giurisprudenziali anche di Cassazione, le quali hanno ridotto la Tari ai singoli contribuenti, che tramite istanza al Comune e adeguata documentazione fotografica, avevano provato in giudizio le carenze del servizio.

Il controllo da parte del Comune deve essere quotidiano: è evidente la difficoltà del cittadino a difendersi singolarmente.

E’ necessario che all’interno degli enti locali ci sia chi vigila sul servizio di raccolta rifiuti, pronto a ricevere qualunque segnalazione per riferirla agli organi competenti.

Ma non è tutto: è chiaro che la sentenza del tribunale ha creato un precedente importante, replicabile in tutta Italia.

Per questo motivo – ribadisce Macchioni – alla scadenza di ogni annualità, le carenze riscontrate, dovrebbero essere documentate e segnalate da parte del Comune all’ente gestore, per essere oggetto di valutazione al momento del calcolo della tariffa.

Una sorta di osservatorio sulla qualità del servizio e sul numero delle inefficienze annuali, a tutela di tutti coloro che pagano regolarmente la Tari.

Non è possibile che in alcuni Comuni, la Tari venga aumentata senza che il servizio di raccolta migliori, anzi in molti casi capita l’esatto contrario.

Nonostante la nostra iniziativa propedeutica – conclude Macchioni – siamo ancora fermamente convinti che in un futuro la soluzione migliore per la gestione dei rifiuti urbani, rimanga quella di ritornare quanto prima ad avere il servizio a carico di una società in house, come lo era negli anni precedenti con la SAT, dove il Comune poteva esercitare sul serio la sua partecipazione, sia in termini di sevizio erogato, che di oneri a carico del cittadino”.