La Filcams Cgil di Modena guarda con interesse alle dichiarazioni uscite a mezzo stampa il 6 gennaio di Ernesto Delle Rive, il presidente nazionale di Ancc Coop (associazione che rappresenta 72 cooperative di consumatori, oltre 57.000 dipendenti, più di 2.200 supermercati e 9 milioni di clienti alla settimana) il quale dalle pagine del Sole 24 Ore ha ipotizzato la possibilità di aprire un confronto serio, all’interno del mondo della grande distribuzione tutta, sulla proposta di chiusura domenicale dei supermercati con la previsione quindi di 6 giorni di apertura dei negozi.
Anche in provincia di Modena si sono cominciate a sentire voci di chiusure domenicali, accompagnate da migliori condizioni di lavoro per i dipendenti quando già diversi mesi fa aveva fatto notizia la scelta del direttore del supermercato Despar di Vignola di tenere chiuso la domenica ed anticipare le chiusure serali infrasettimanali anche con il fine di tutelare il benessere di lavoratori e lavoratrici.
La Filcams Cgil fu da subito critica a livello nazionale sulle liberalizzazioni del Governo Monti (decreto “Salva Italia” del 2010) che introdusse le aperture domenicali e festive evidenziando che, a fronte di un peggioramento delle condizioni di lavoro dei dipendenti del settore, non ci sarebbe stata una diretta corrispondenza nell’aumento delle vendite né, soprattutto, un aumento delle assunzioni. Da allora il sindacato si pone il problema del superamento del lavoro domenicale e festivo e lo ha ripetutamente posto al sistema delle imprese e alla politica, dovendo però notare come spesso certi richiami cadano nel vuoto.
Se però anche gli esercenti cominciano a porsi il tema della chiusura domenicale, il sindacato Filcams Cgil non può che prendere la palla al balzo e aprirsi ad una discussione a tutto tondo. “Buona parte dei lavoratori del commercio ha sempre mal sopportato l’idea del lavoro domenicale, festivo, della grande flessibilità che mina il benessere dei tempi di vita e di lavoro imposti dalla grande distribuzione – commenta Alessandro Santini, segretario Filcams Cgil Modena – per questo accogliamo con favore che, proprio dalla cooperazione, parta un ragionamento di questo tipo anche se, mi pare, il punto di vista di partenza sia diverso”.
Infatti, nell’intervento sul Sole 24 Ore, Delle Rive propone la chiusura domenicale in primo luogo per tagliare i costi, poi per andare incontro alle richieste dei lavoratori. “Quello del lavoro domenicale o, più in generale, festivo, è un tema che affonda le radici nell’idea di società che si vuole costruire – continua il sindacalista – per noi non può essere solo legato al profitto, ma anche alla dignità del lavoro. Non possiamo, oggi che i ricavi sono in calo, discutere di cose che noi sosteniamo da 15 anni e poi, passata la bufera, ritrovarci punto e a capo. Abbiamo bisogno di un’idea strutturata di commercio e di società che possano vivere svincolati dai consumi nei giorni di festa”.
Ferme restando le differenze territoriali anche legate alla vocazione turistica, la Filcams Cgil di Modena rilancia il coinvolgimento delle istituzioni locali per riaprire quei tavoli di regolamentazione che proprio durante il Governo Monti furono le stesse aziende a far saltare in nome di un profitto illusorio, visto che le persone che vanno a fare la spesa sono le stesse di prima, ma spalmate su sette giorni”.

“In questi anni si è assistito ad un turnover impressionante nel commercio, ad una fuga generalizzata esplosa soprattutto post-covid – dice Cinzia Pinton della segreteria Filcams Cgil Modena con delega al commercio – ed uno dei motivi è proprio legato all’orario di lavoro e alle condizioni del settore. Ben vengano dichiarazioni e reali intenzioni di andare verso la chiusura dei giorni festivi e domenicali ma allo stato attuale siamo di fronte a mere dichiarazioni di intenti, e per di più del solo mondo cooperativo. In questa discussione non devono poi mancare anche i sindacati perché se davvero si andasse alle chiusure domenicali, questa misura non dovrà tramutarsi in ulteriori flessibilità chieste ai lavoratori, come potrebbe essere la proposta di estendere le aperture serali”.
La Filcams Cgil di Modena sottolinea come le aperture nei giorni festivi e domenicali abbiano messo in crisi soprattutto la condizione delle donne lavoratrici e in generale la conciliazione tra vita privata e lavorativa di chi opera nel commercio, ma che questa è solo la punta di un iceberg che nasconde condizioni spesso persino più complesse. Chi lavora nel commercio deve fare i conti con flessibilità estrema e, spesso, con salari bassi causati dal “part time spesso involontario” che di frequente tiene incatenate le persone ad un lavoro a basso orario, senza la possibilità di procurarsi un secondo impiego per arrotondare. In generale infatti, a livello nazionale, la Filcams Cgil attraverso la campagna “Bad work, no future” ha posto come cruciali tre aspetti sui quali intervenire: aumentare le ore dei part time troppo risicati che non producono salari adeguati, contrastare l’estrema flessibilità oraria dove gli orari sono programmati magari in tempi troppo stretti (il sabato per il lunedì) e cambiano di continuo e dove diventa sempre più difficile accedere a permessi personali anche per visite mediche.
“Il personale è sempre più difficile da reperire – continua Pinton – perché questo tipo di organizzazione mal si concilia anche solo con l’idea di tempo libero, rendendo spesso difficile anche solo cenare insieme alla propria famiglia o organizzare un appuntamento dal dentista. Il problema dei festivi è grave, ma è tutto il sistema che comprime diritti e tempo libero di lavoratori e lavoratrici”.
Se si aprissero confronti a livello locale sulla regolamentazione degli orari commerciali, la Filcams Cgil di Modena è quindi pronta a ragionare di chiusure domenicali, consapevole che a livello nazionale da anni il sindacato si batte per questo, fermo restando che ciò non deve avvenire con ulteriori flessibilità e penalizzazioni per lavoratori e lavoratrici, ma migliorando le loro condizioni di e superando la logica dei negozi di disporre unilateralmente del tempo dei lavoratori come se ogni dipendente firmasse contratti da 24 ore giornaliere.


