“Non sarà un metal detector a evitare che un ragazzo possa aggredire un compagno di classe, come è accaduto nei giorni scorsi al Corni. E non sarà un metal detector a risolvere il problema di un disagio che c’è ed è un fatto nuovo: quando i problemi cambiano, servono soluzioni innovative. Non basta alzare barriere all’ingresso, occorre prevenire ciò che porta alla violenza”.
Così Carmelo Randazzo, leader di Cisl Scuola Emilia Centrale, commenta l’annuncio del Ministro Valditara sull’ipotesi di installare metal detector negli istituti “a rischio”. Una risposta che per il sindacato rischia di essere più simbolica che risolutiva.
La sicurezza è un tema serio e l’aspetto repressivo ha un suo spazio. “Ma prima del metal detector – continua Randazzo – chiediamoci quanto sia semplice per un minorenne reperire ovunque lo spray al peperoncino, in libera vendita nelle ferramenta, online e nelle grandi catene del fai da te. Quanto danno e dolore possa portare questo strumento lo dicono le cronache, ad esempio a Corinaldo, dopo la strage alla Lanterna Azzurra. Se l’obiettivo è ridurre i rischi, serve anche una riflessione sulle regole, sui controlli e sulla cultura della responsabilità, dentro e fuori la scuola. Evitare che i coltelli arrivino a scuola è necessario ma, a monte, il Ministero e tutti noi dobbiamo chiederci: perché è esplosa la moda delle lame? La soluzione sta in questa risposta”.
FAMIGLIE FRAGILI
Per Cisl Scuola Emilia Centrale la priorità è costruire un piano strutturato di sostegno a famiglie e ragazzi: “Molto di ciò che accade attiene alle fragilità familiari, al disagio emotivo, alle solitudini e alle frustrazioni che attraversano gli adolescenti. Le famiglie sono alle prese con una grande crisi e le scuole non possono essere lasciate sole, né “militarizzate” con strumenti che spostano il problema senza curarlo”, evidenzia Randazzo. C’è poi un tema di fiducia e di equità: “Quale genitore sarebbe sereno nell’iscrivere il proprio figlio in una scuola che deve chiedere un metal detector? Il rischio è spingere chi ha più risorse verso circuiti formativi percepiti come più protetti, alimentando una fuga verso la paritaria o il privato e aumentando le disuguaglianze”.
UN PROGETTO NUOVO
La proposta della CISL è un approccio territoriale integrato: un progetto nuovo, condiviso, che metta attorno allo stesso tavolo scuola, Comune e rete dei servizi sociali, Ausl con figure specialistiche (psicologi, neuropsichiatri, educatori), terzo settore, forze dell’ordine per prevenzione e presidio, sindacato e mondo delle imprese. Servono sportelli d’ascolto stabili, équipe multidisciplinari che affianchino i consigli di classe, percorsi di sostegno alla genitorialità, educazione alle emozioni e alla gestione dei conflitti, educazione digitale, più personale educativo e ATA, classi meno affollate e tempi scuola che offrano alternative sane anche nel pomeriggio.
“Anche la contrattazione di secondo livello – conclude Randazzo – può fare molto per rafforzare il welfare a favore delle famiglie, migliorando la loro possibilità di rapporto con i figli: servizi di conciliazione, sostegni economici, reti di prossimità e iniziative condivise con il territorio. È così che si rende la scuola più sicura: rendendola più inclusiva e più capace di intercettare il disagio prima che diventi rabbia”.
Cisl Scuola Emilia Centrale chiede quindi di “aprire un confronto vero, sul territorio prima di tutto, con chi la scuola la vive ogni giorno, per un “patto educativo di comunità” che rafforzi prevenzione, cura e corresponsabilità, senza scorciatoie securitarie”.

