Un incontro pubblico per discutere gli effetti della Legge di Bilancio sui Comuni del territorio: è quello promosso dal Partito Democratico del Distretto Ceramico, in programma sabato 24 gennaio, alle ore 10.30, presso Casa Corsini a Fiorano Modenese. All’iniziativa interverranno Marco Biagini, sindaco di Fiorano Modenese, Maria Costi, consigliera regionale PD, e Maria Cecilia Guerra, deputata del Partito Democratico e responsabile nazionale lavoro. A introdurre, il coordinatore del Pd del Distretto ceramico Filippo Simeone.
La Legge di Bilancio 2026 del Governo Meloni accende il confronto anche nel Distretto ceramico per i suoi effetti diretti su Comuni, sanità e servizi essenziali. Per il Partito Democratico si tratta di una manovra che penalizza i territori, riduce le risorse destinate agli enti locali e scarica su cittadini e amministrazioni il peso di scelte nazionali prive di una direzione di medio periodo.
A denunciarlo è Filippo Simeone, coordinatore del Pd del Distretto, che definisce la manovra sbagliata nel metodo e nei contenuti: “È una legge di bilancio arrivata all’ultimo momento, con il Parlamento di fatto esautorato, ma soprattutto è una manovra senza una strategia complessiva, che si limita a gestire l’esistente senza affrontare i nodi strutturali di lavoro, sanità, scuola e politica industriale.”
Le stesse previsioni macroeconomiche confermano la fragilità dell’impianto complessivo: la crescita del PIL è stimata tra lo 0,5% e lo 0,6%, un dato insufficiente a sostenere un reale rilancio del Paese.
“L’unica spinta reale alla crescita – continua Simeone – arriva dalle risorse del PNRR, che questo Governo non ha mai sostenuto: ricordiamo che la destra non lo ha votato in Europa e inizialmente non lo voleva. Senza il PNRR, il Paese sarebbe fermo.”
I saldi di finanza pubblica prevedono un indebitamento netto pari al 2,8% del PIL nel 2026, in calo negli anni successivi, ma senza misure strutturali in grado di rafforzare la crescita. Sul fronte fiscale, il Governo concentra circa 2,8 miliardi di euro nel taglio dell’Irpef sul secondo scaglione di reddito, una scelta che, secondo il Pd, produce un effetto debole e regressivo.
“Parliamo di un beneficio massimo di poche centinaia di euro l’anno – sottolinea il coordinatore – che non compensa neanche lontanamente l’aumento dell’inflazione e del costo della vita. Quelle risorse avrebbero avuto un impatto molto maggiore se fossero state destinate a incentivare le assunzioni stabili o indirizzate verso le fasce di reddito più deboli, che hanno una maggiore propensione alla spesa. Non si tagliano i servizi per dare qualche euro in busta paga: è un’impostazione che non redistribuisce e non migliora la qualità della vita.”
Critiche anche alle politiche del lavoro. L’Italia resta l’unico grande Paese europeo con salari reali ancora inferiori di oltre il 7% rispetto al periodo pre-pandemico, ma la manovra non interviene sulle cause strutturali del lavoro povero e della precarietà. Il cosiddetto “pacchetto lavoro”, pari a poco più di 2 miliardi di euro, è composto in larga parte da misure temporanee e frammentate, incapaci di costruire un percorso di crescita salariale stabile.
“Serve una grande alleanza tra lavoro e impresa – sottolinea Simeone – per sostenere i redditi bassi, medio-bassi e anche quelli medi, oggi fortemente penalizzati dalla perdita di potere d’acquisto. Senza salari più forti e lavoro stabile, l’economia non riparte.”
Sul fronte previdenziale, l’aumento dell’età pensionabile interessa circa il 96% dei lavoratori, con un ridimensionamento degli strumenti di flessibilità in uscita.
“Si continua a fare cassa sulle pensioni colpendo lavoratori precoci, carriere discontinue e giovani, senza una pensione di garanzia e senza offrire prospettive alle nuove generazioni.”
Preoccupazione anche per la sanità pubblica. Il Fondo sanitario nazionale sale nominalmente a 143 miliardi di euro nel 2026, ma la spesa sanitaria scende dal 6,3% a sotto il 6,0% del PIL.
“Non è un effetto collaterale, ma una scelta politica: meno risorse significano più liste d’attesa, carenza di personale e maggiore spesa privata. Così si ampliano le disuguaglianze nell’accesso alle cure.”
Criticità emergono anche sul fronte dell’istruzione. Il dimensionamento scolastico si conferma una decisione incomprensibile dal punto di vista amministrativo, ma molto chiara dal punto di vista politico.
“È una scelta che indebolisce la scuola pubblica, allontana i servizi dai territori e scarica sugli enti locali problemi organizzativi e costi aggiuntivi, senza alcun beneficio per la qualità dell’offerta educativa.”
Particolarmente pesanti, secondo il Partito Democratico, gli effetti sui Comuni. A livello nazionale, i fabbisogni non coperti per i servizi sociali ed educativi superano 1,8 miliardi di euro. Nel distretto ceramico, la manovra comporta una riduzione di circa 3 milioni di euro di spesa corrente.
“Questa è un’austerità di prossimità che colpisce direttamente la vita quotidiana delle persone – spiega Simeone – dal welfare locale al trasporto pubblico, dalle scuole alle manutenzioni, senza compensazioni per caro-energia e inflazione.”
Alla riduzione delle risorse si aggiunge la cancellazione del fondo affitti.
“I cittadini in maggiore difficoltà si rivolgeranno inevitabilmente ai Comuni – avverte Simeone – che subiranno una pressione enorme senza risorse aggiuntive. Così i servizi peggioreranno ulteriormente e le disuguaglianze sociali aumenteranno.”
Preoccupazione anche per il taglio dei fondi destinati alla qualità dell’aria in Emilia-Romagna.
“Si tratta di risorse legate a una programmazione pluriennale – sottolinea – che rischiano di incidere su impegni di spesa già assunti, indebolendo politiche fondamentali per la salute pubblica.”
A completare il quadro, l’assenza di una vera politica industriale.
“In un territorio manifatturiero come il nostro – conclude Simeone – mancano una strategia sulle filiere produttive e strumenti stabili per accompagnare la transizione energetica e sostenere imprese e lavoro. Così non si governa il cambiamento, mentre servirebbe una strategia che tenga insieme lavoro, impresa, servizi pubblici e territori.”

