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Prezzi al consumo a +1,2% nel 2025 a Reggio Emilia, ma gli alimentari salgono del 3,4%

In città una delle variazioni medie più basse in regione, ma con eccezioni



E’ stata dell’1,2%, nel 2025, la variazione media registrata a Reggio Emilia dall’indice dei prezzi al consumo ISTAT per l’intera collettività (NIC); una crescita un po’ più alta di quella del 2024, ma comunque inferiore ai livelli registrati a livello regionale (+1,4%) e
nazionale (+1,5%).

I valori emergono dalle analisi della Camera di commercio dell’Emilia, che collocano la nostra provincia tra quelle che, in Emilia-Romagna, hanno registrato gli aumenti più contenuti, visto che solo quelle di Forlì Cesena e Parma hanno fatto meglio, entrambe con un +1,0%.

“Un dato positivo – sottolinea il Presidente della Camera di commercio dell’Emilia, Stefano Landi – che però, come sempre, va analizzato nelle sue diverse componenti per comprendere quali siano stati gli impatti effettivi sulle spese delle famiglie”.

Ed è qui che le notizie appaiono meno rassicuranti.

Le famiglie reggiane, infatti, hanno dovuto fare fronte a rincari talvolta decisamente superiori alla media, a partire dagli alimentari e bevande analcoliche, i cui prezzi sono saliti del 3,4%.

Vengono, poi, altri capitoli di spesa che hanno fatto segnare un aumento superiore all’indice generale; tra questi i servizi ricettivi e di ristorazione (+2,5%), gli altri beni e servizi (+2,4%), bevande alcoliche e tabacchi (+2,0%), servizi sanitari e spese per la salute (+1,8%),
istruzione (+1,6%) e abbigliamento e calzature (+1,4%).

“Il reddito disponibile per le famiglie – sottolinea Landi – dovrebbe in ogni caso aumentare in termini reali, ma è evidente che l’erosione si registra in misura maggiore proprio su alcuni dei più importanti capitoli di spesa dei nuclei familiari e, in prospettiva, occorrerà maggiore vigilanza e serviranno interventi per far sì che l’aumento dei prezzi non annulli un aumento del reddito disponibile per le famiglie che nel 2026 è previsto nel 2,7% rispetto al +3,5% del 2025”.

Fra gli aumenti dei prezzi, in questo caso al di sotto della media, si registrano quelli per la ricreazione, spettacoli e cultura (+1,0%) e quelli per mobili, articoli e servizi per la casa (+0,2%).

Sono invece risultati in flessione i prezzi riguardanti le comunicazioni (-6,1%), i
trasporti (-0,6%) e quelli relativi ad abitazione, acqua, elettricità, gas e altri
combustibili (-0,1%).

Aprile e giugno sono stati, in termini tendenziali, i mesi con il più alto indice dei
prezzi (+1,7%), trainato ad aprile dall’aumento registrato dai costi per l’abitazione e le relative utenze (+3,8%) e, a giugno, dalle spese per servizi ricettivi e di ristorazione, che sono cresciuti del 5,8%.

Per converso, gli aumenti minori sono stati registrati ad agosto, ottobre e novembre (+0,7%). Proprio in questi mesi si sono registrate tre diminuzioni consecutive (-2,9%, -3,0% e -2,1%) per le spese per la casa e l’energia, con un saldo, su questo capitolo, che a fine anno si è appiattito sul -0,1%.