Questa mattina, 26 gennaio, nella frazione toanese di Quara, in via Lignano 4, è stata posata la Pietra d’inciampo che ricorda Natale Buffagni, che da quella casa fu deportato il 2 agosto 1944, per essere sfruttato per il lavoro coatto nelle fabbriche sotterranee di Kahla, in Germania, dove venivano realizzati i caccia a reazione Me.262 della Luftwaffe. Qui Buffagni morì di stenti il 5 aprile 1944 (le condizioni del campo erano durissime).
La posa della pietra è stata organizzata dal Comune di Toano in collaborazione con Istoreco (Istituto per la Storia della Resistenza e della Società contemporanea di Reggio Emilia) e con la Provincia di Reggio e le associazioni partigiane. Erano presenti il Sindaco Leonardo Perugi e tutta la giunta, Matthias Durchfeld e Chiara Torcianti di Istoreco, la dirigente scolastica dell’Istituto Comprensivo di Toano Morena Bizzarri, i bambini della scuola d’infanzia e della scuola elementare di Quara, i ragazzi delle medie di Toano, famigliari di Buffagni e residenti del paese e del territorio toanese.
Natale Buffagni fu tra i numerosi montanari che vennero deportati a Kahla dove aveva sede il campo di lavoro ReiMaHg, la fabbrica sotterranea che operava nella Germania nazista ormai bombardata dagli alleati dove furono confinati uomini rastrellati in diversi Paesi d’Europa, numerosi anche dall’Appennino: per le durissime condizioni di detenzione e lavoro, furono migliaia quelli che morirono nel campo. Buffagni dopo la morte fu sepolto in una fossa comune vicina al campo.
“Anche per questo motivo – ha detto l’Assessora alla scuola e alla cultura Giada Pè – è un po’ come se oggi dessimo una sepoltura più degna a Natale, è come se fosse tornato a casa”. Ha poi ricordato il tributo di sangue pagato dal territorio toanese in quegli anni durissimi: in totale con le ultime messe a dimora sono 149 le pietre d’inciampo a livello provinciale, di queste 9 a Toano, tra i comuni che ne hanno il maggior numero nel reggiano.
La storia di Buffagni è stata ricostruita attraverso ricerche e approfondimenti dai ragazzi delle scuole medie che l’hanno raccontata ai presenti. Sono stati momenti di grande commozione anche grazie all’accompagnamento musicale al violino di Ezio Bonicelli.
Il sindaco Perugi, rivolgendosi in particolare ai ragazzi, ha detto: “Pensate che casa vostra è il luogo dove vi sentite più sicuri, e proprio qui, a casa sua, Natale è stato prelevato, portato via e non ha più potuto fare ritorno. È fondamentale ricordare lui e le altre persone dal cui sacrificio è nata la nostra Costituzione, specie in questi tempi in cui conflitti e prevaricazioni tornano a farci paura”.
Molto interessante anche il ricordo che di quel giorno ha riportato Giancarlo Ceresoli, allora bambino: “Natale stava lavorando nel campo del frumento, sono arrivati i soldati e lui si è messo a parlare con loro in tedesco. Lo sapeva, se non ricordo male, perché aveva lavorato qualche anno in Germania. Loro gli hanno detto che avrebbe potuto essergli utile come interprete, di andare con loro senza paura, e invece lo hanno fregato”.
Le Pietre d’inciampo sono sanpietrini coperti da una lastra di ottone di 10 per 10 cm, inserite nella pavimentazione urbana (strade o marciapiedi). Chi ci si imbatterà, si chinerà e si troverà di fronte a una nuova storia da conoscere. Nascono da un’idea dell’artista berlinese Gunther Demning, che da oltre 20 anni installa le pietre in tutta Europa davanti alle case in cui vivevano le vittime della persecuzione fascista e nazista, in cui furono arrestate o da cui dovettero fuggire.
Il progetto di ricerca per ridare un volto e una biografia ai nomi di questi deportati è stato curato dal gruppo di lavoro di Istoreco con alcune classi scolastiche.


