Il Tar del Lazio ha sciolto ogni incertezza: si vota sul referendum giustizia il 22 e 23 marzo prossimi. Tantissimi cittadini, lavoratori, pensionati, giovani, non sanno ancora che si andrà a votare e su cosa si andrà a votare.
Perché un referendum sulla giustizia (legge Nordio sulla separazione delle carriere dei magistrati) dovrebbe interessare un sindacato? Perché dovrebbe riguardare la Cgil e le migliaia di iscritti e attivisti, e i modenesi tutti?
Ci riguarda perché senza una magistratura autonoma ed indipendente non esistono diritti tutelabili, a partire da quelli dei lavoratori.
Perché la riforma Nordio è parte di un disegno più ampio avviato dal Governo Meloni fin dal suo insediamento: Decreto rave, centro di detenzione migranti in Albania, Ddl sicurezza, abolizione del reato di abuso d’ufficio, riforma della Corte dei conti, solo per citarne alcuni. Provvedimenti diversi, un unico disegno: aumentare gli spazi di controllo diretto da parte del governo, limitare i contrappesi democratici, concentrare il potere.
Questa riforma non migliora la giustizia, il suo obiettivo è un altro: riformando il Consiglio Superiore della Magistratura si punta ad indebolire l’autonomia della Magistratura. Lo dicono apertamente gli esponenti del Governo.
Ma una Magistratura più debole significa diritti più deboli, perché c’è un legame diretto e concreto tra giustizia e lavoro. Perché la nostra Costituzione vive, da un lato, per i suoi valori e, dall’altro lato, anche per l’autonomia della Magistratura stessa, quotidianamente chiamata all’applicazione concreta di quei valori.
Ogni anno in Italia ci sono oltre 1.000 morti sul lavoro e quasi 600.000 infortuni sul lavoro, ci sono vertenze, cause civili e penali, famiglie che chiedono verità, risarcimenti, accertamento delle responsabilità. Se il Governo, non importa di quale colore politico, aumenta il suo potere sulla Magistratura, quali spazi di giustizia saranno garantiti ai lavoratori e ai loro famigliari in un mondo dove il peso dell’economia, della finanza, del potere delle grandi aziende è sempre più pervasivo e condiziona i governi stessi?
Pensiamo che una forza sociale, e a maggior ragione un sindacato, abbia l’obbligo di porsi questa domanda. E la risposta è che questa riforma, per il bene dei lavoratori, è meglio che non passi.
Con il nostro NO al referendum vogliamo anche ribadire che i veri problemi della giustizia sono altri, come il personale tecnico amministrativo che manca nei Tribunali e nelle Procure.
Per questo tutti i lavoratori e le lavoratrici, i pensionati e le pensionate della Cgil saranno in campo nelle prossime settimane che ci separano dal 22 e 23 marzo.
Saremo impegnati in una campagna straordinaria fatta di centinaia di assemblee nei luoghi di lavoro e nelle leghe dei pensionati, decine di banchetti nei mercati di tutta la provincia e in tante iniziative rivolte alla cittadinanza insieme alle associazioni che hanno scelto di schierarsi con il Comitato per il NO alla riforma.
La posta in gioco è la Costituzione e la tutela dei valori in essa contenuti. Se la riforma Nordio superasse la prova referendaria, ci troveremmo di fronte allo scenario di una destra che rivendicherà la propria influenza sulla Costituzione senza aver fatto i conti con la lotta di Resistenza, contro i fascisti e i nazisti e la cultura antifascista che ha determinato i caratteri democratici. Noi dobbiamo sapere che la posta in gioco è anche questa: una linea politica di stravolgimento della Costituzione, che oltre alla falsa riforma della giustizia, prevede anche la rimessa in campo del premierato e dell’autonomia differenziata.
Per queste e tante altre ragioni invitiamo tutti a mobilitarsi e a votare NO.
(Alessandro De Nicola, segretario Cgil Modena)

