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Torna mercoledì 4 febbraio la Giornata mondiale contro il cancro, calano in Emilia-Romagna tasso di mortalità e nuove diagnosi



Nella Giornata mondiale contro il cancro, che si celebra ogni anno il 4 febbraio, per l’Emilia-Romagna la buona notizia è che l’incidenza dei tumori diminuisce e diminuisce anche la mortalità.

Grazie agli screening mammografico, al collo dell’utero e al colon-retto, che garantiscono un percorso diagnostico-terapeutico integrato, completamente gratuito e organizzato, accompagnando il cittadino dal test iniziale fino agli eventuali approfondimenti diagnostici e ai successivi trattamenti di cura e follow-up. E grazie alla Rete oncologica ed emato-oncologica della Regione che ha tra i suoi obiettivi portare la cura sempre più vicina al domicilio del paziente – tra Case e Ospedali di comunità, Ospedali, assistenza domiciliare e telemedicina – ed erogare trattamenti personalizzati sulla base di esami diagnostici effettuati in centri ad alto livello di specializzazione biomolecolare.

E proprio mercoledì 4 febbraio un doppio appuntamento voluto dalla Regione per tenere alta l’attenzione sul tema e fare il punto sul lavoro svolto dalla Rete istituita nel 2022, celebrerà all’Auditorium del Core di Reggio Emilia questa giornata: un convegno dalle 16 alle 18, aperto al pubblico e con la partecipazione di numerose associazioni di pazienti, e un concerto organizzato alle ore 17 dall’associazione Donatori di Musica, che dal 2009 organizza questi appuntamenti negli ospedali grazie al contributo volontario di musicisti, sanitari e appassionati. Dall’Ausl Irccs di Reggio Emilia, che quest’anno organizza l’evento diventando simbolico testimonial della Giornata mondiale contro il cancro, il testimone passerà poi di anno in anno alle altre Aziende sanitarie e ospedaliere componenti della Rete oncologica ed emato-oncologica regionale, per valorizzare e mettere a sistema il lavoro di tutti: nel 2027 sarà la volta dell’Ausl Romagna.

Un lavoro che ha portato a risultati molto significativi: in Emilia-Romagna, grazie allo screening del collo dell’utero, l’incidenza dei tumori è diminuita del 40% e la mortalità del 50%. Lo screening mammografico ha consentito alle donne che vi hanno aderito di ridurre la mortalità del 56% e le forme avanzate di carcinoma del 26%, favorendo cure più semplici e meno invasive. Infine, lo screening del colon-retto ha determinato una riduzione della mortalità del 65% negli uomini e del 54% nelle donne, con una prevenzione del cancro rispettivamente del 33% e del 21% per chi ha scelto di aderire.

“Dati insperati fino a qualche anno fa, che confermano la straordinaria importanza di aderire agli screening oncologici, pilastri fondamentali per la prevenzione e il contrasto dei tumori- afferma l’assessore regionale alle Politiche per la salute, Massimo Fabi-. Grazie a questi esami, non invasivi, si può effettuare una diagnosi precoce spesso prima della comparsa dei sintomi, aumentando le possibilità di guarigione e riducendo la mortalità per tutti e tre i principali tipi di cancro oggetto dei programmi. Ma occorre fare di più, perché purtroppo per il tumore del colon-retto l’adesione è ancora bassa, nonostante grazie allo screening l’andamento di questo tipo di cancro in Emilia-Romagna sia in diminuzione, tanto per mortalità quanto per incidenza”.

Gli screening in Emilia-Romagna e i dati di adesione al 1^ gennaio 2026

Da trent’anni il Servizio Sanitario Regionale offre screening gratuiti per i tumori femminili del collo dell’utero, rivolto alle donne dai 25 ai 64 anni, e della mammella, mediante mammografia annuale nelle donne fra i 45 ed i 49 anni e con mammografia biennale fra i 50 e i 74 anni. Da vent’anni è attivo lo screening per il colon retto, che fino al 2024 era destinato ai cittadini di entrambi i sessi nella fascia di età tra i 50 e i 69 anni; a partire da gennaio 2025, la Regione ha deciso di estendere il programma anche alla fascia 70-74 anni, in linea con le Raccomandazioni del Consiglio dell’Unione europea e con il Piano nazionale della prevenzione. Tale scelta è motivata sia dall’efficacia dimostrata dello screening ai fini della prevenzione, sia dal marcato aumento dell’incidenza del cancro del colon-retto a partire dai 75 anni, come evidenziano i dati del Registro Tumori regionale. L’obiettivo è ridurre non solo l’incidenza complessiva della malattia, ma anche la quota di tumori diagnosticati in stadio avanzato in questa fascia d’età e in quelle più anziane.

I dati aggiornati al 1^ gennaio 2026 e monitorati dall’assessorato regionale alle Politiche per la salute registrano queste percentuali di partecipazione nei tempi raccomandati: screening mammografico (donne, età 45-74 anni) 73,9%; screening della cervice uterina (donne, età 25-64 anni) 67,4%; screening colorettale (uomini e donne, età 50-69 anni) 54,9%.

Si conferma l’ottima adesione della popolazione femminile agli screening mammografico e della cervice uterina, che si mantengono saldamente al di sopra della media nazionale; permane tuttavia la partecipazione ancora bassa allo screening del colon-retto, sebbene nel 2025 si sia registrato un lieve incremento del 2% rispetto al 2024 nella popolazione di età 50-69 anni. Accanto a questo dato, si rilevano segnali incoraggianti legati all’estensione del programma alle nuove fasce di età: nel primo anno di ampliamento dello screening del colon-retto, sono stati invitati il 99% dei nati e nate nel 1951 e il 94% del 1955, nel corso del 2026 l’estensione proseguirà con l’invito alle  coorti di nascita del 1952 e del 1956 e via così fino a quando, nel 2028, l’intera fascia 70-74 sarà inclusa nello screening, offrendo a tutti coloro che nel 2025 hanno compiuto un’età compresa tra i 70 e i 74 anni l’opportunità di effettuare almeno un ulteriore test di screening.

Lo screening per la prevenzione e la diagnosi precoce dei tumori della mammella riguarda oltre 980.000 donne residenti e domiciliate in Emilia-Romagna; quello per i tumori del collo dell’utero riguarda oltre 1.200.000 donne residenti e domiciliate; infine lo screening per la diagnosi precoce dei tumori del colon retto, attraverso l’esame la ricerca del sangue occulto nelle feci, interessa oltre 1.300.000 persone (donne e uomini).

Il doppio appuntamento a Reggio Emilia

Il punto sulle attività, l’impegno e i risultati della Rete oncologica ed emato-oncologica regionale sarà al centro dell’incontro di mercoledì 4 febbraio all’Auditorium del Core, a partire dalle ore 16 fino alle 18 circa. Dopo il saluto del direttore generale dell’Ausl Irccs di Reggio Emilia, Davide Fornaciari, interverrà il coordinatore della Rete e direttore della Struttura di Oncologia del Santa Maria Nuova, Carmine Pinto; il direttore scientifico dell’Asul Irccs, Antonino Neri, parlerà della ricerca per la lotta al cancro, poi si darà voce al valore e all’impegno delle Associazioni dei pazienti; all’assessore alle Politiche per la salute, Massimo Fabi, sono affidate le conclusioni.  Il pomeriggio si concluderà con il concerto del fisarmonicista Andrea Coruzzi nell’ambito di Donatori di Musica, l’associazione che dal 2009 porta momenti di svago nei reparti oncologici degli ospedali italiani e che dal 2016, grazie all’impegno della Casa Musicale Del Rio, offre concerti mensili al 3^ piano del Core per degenti, loro familiari, operatori: l’idea è che l’esperienza emotiva e umana dell’ascolto dal vivo debba essere un diritto di tutti, in particolare di chi si trova ad affrontare situazioni critiche.

La Rete oncologica ed emato-oncologica dell’Emilia-Romagna

La Rete dell’Emilia-Romagna nasce in una realtà dotata di Oncologie ed Emato-oncologie strutturate e organizzate che in tutte le province offrono, fin dal 2006, già livelli elevati di servizio per i quali la Regione si è da tempo impegnata. Le Linee di indirizzo, approvate dalla Giunta regionale il 27 dicembre 2022, definiscono le caratteristiche generali della rete regionale secondo il modello del Comprehensive Cancer Care Network, che garantisce, nel rispetto delle autonomie locali, la maggiore uniformità possibile in termini di accesso, gestione clinica, governance e monitoraggio dei dati ai fini sia clinici sia di ricerca.
Uno dei punti di forza del modello è l’oncologia di prossimità, che permette di offrire sul territorio – Case di Comunità e Ospedali di Comunità, sino al domicilio del paziente – attività oncologiche ed emato-oncologiche, garantendo le medesime condizioni di efficacia e sicurezza. Forte impulso verrà poi dalla telemedicina che, pur non sostituendo le visite in presenza, consentirà una tempestiva discussione degli esami diagnostici e la rilevazione di eventuali segni di ripresa di malattia. La Rete Oncologica ed Emato-oncologica Regionale punta anche sulla ricerca e lo sviluppo di terapie innovative.