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Specie eurialine, la pesca professionale potrà continuare a essere praticata nelle acque interne dell’Emilia-Romagna



Anguille, cefali, spigole, orate, granchi e gamberi. Sono alcuni esemplari appartenenti alle cosiddette specie eurialine, che potranno continuare ad essere oggetto della pesca professionale in alcune delle acque interne dell’Emilia-Romagna, prima fra tutte quelle del Po, dal Ponte di Mesola, nel Ferrarese, fino al confine regionale piacentino.

La Regione ha scelto infatti di derogare, come previsto peraltro dalla norma stessa (legge 16 del 2026, art. 40, comma 2-quater), alla legge 154 del 2016, che sancisce il divieto di esercizio della pesca professionale nelle acque interne, consentendo tuttavia, laddove è già esercitata in forma cooperativa o tradizionale, la pesca delle specie eurialine, nei limiti e con le modalità previste dalle disposizioni dell’Unione europea e regionali. Si tratta di organismi acquatici (pesci, crostacei) in grado di adattarsi a variazioni significative della salinità, vivendo sia in ambienti marini che in acque salmastre o dolci, come lagune e foci.

“Abbiamo deciso di intervenire in deroga, come consentito dalla normativa nazionale, per sostenere un comparto importante- afferma l’assessore regionale all’Agricoltura e Pesca, Alessio Mammi– che coinvolge nella nostra regione tante imprese, lavoratrici e lavoratori.  È una risposta concreta ai nostri pescatori, professionisti che, grazie alla loro attività, mantengono viva una tradizione millenaria garantendo allo stesso tempo un monitoraggio costante della salute delle nostre acque. Il Po e i suoi tratti terminali rappresentano un ecosistema unico, dove il confine tra acqua dolce e salmastra crea una biodiversità straordinaria. Permettere il prelievo regolamentato di specie come l’anguilla, il cefalo o la passera significa sostenere una filiera che porta sulle tavole dei consumatori un prodotto a chilometro zero, tracciato e di altissima qualità”.

La deroga verrà applicata lungo l’asta principale del fiume Po, nel tratto dal ponte di Mesola, sulla Strada Statale 309 Romea, fino al confine regionale piacentino ( zona classificata come “A” nella delibera di Giunta 185 del 2025). Sarà valida anche nei tratti appositamente individuati dal Programma ittico annuale come “zone classificate ‘B’ accessibili per la pesca professionale” del territorio ferrarese, nonché nelle lanche adiacenti al Po del territorio reggiano e parmense, nel tratto compreso tra la località Gramignazzo di Sissa e la foce del torrente Crostolo, e nei tratti di foce dei fiumi Taro e Parma per gli ultimi 600 metri dalla confluenza con il Po. Le acque salse o salmastre o lagunari (zone sempre classificate “A” nella delibera di Giunta 185 del 2025) non rientrano nel provvedimento di deroga in quanto per questa aree non trova applicazione il divieto di esercizio della pesca professionale disposto dalla norma nazionale.

La Regione ha previsto, inoltre in base alla deroga, che per le specie autoctone e parautoctone vengano comunque applicate le disposizioni relative alle dimensioni minime prelevabili, ai periodi di divieto e ai limiti di detenzione previsti dal regolamento regionale in materia e, per quanto riguarda l’anguilla, dalla normativa nazionale.

Tutte queste disposizioni, già entrate in vigore, saranno efficaci per tutta la durata dell’attuale Programma ittico e troveranno applicazione anche nel prossimo Programma ittico regionale, per l’annualità 2026-2027.