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Cure palliative e società della performance: a Formigine l’incontro con Miguel Benasayag

“L’operatore sanitario delle cure palliative e il contesto socio-culturale occidentale: quali rischi e quali percorsi di senso” è questo il titolo dell’iniziativa promossa dalla Rete Locale di Cure Palliative della Provincia di Modena, che si è tenuta ieri all’Auditorium Spira Mirabilis



Si è svolto ieri, all’Auditorium Spira Mirabilis di Formigine, l’appuntamento formativo promosso dalla Rete Locale di Cure Palliative della Provincia di Modena dal titolo “L’operatore sanitario delle cure palliative e il contesto socio-culturale occidentale: quali rischi e quali percorsi di senso”.

Al centro dell’incontro, una riflessione sul lavoro quotidiano dei professionisti delle cure palliative: l’accompagnamento di persone “così ammalate da poter morire”, la vicinanza ai familiari, l’esperienza della fragilità e dell’impotenza, e l’impegno a creare condizioni cliniche e relazionali – controllo dei sintomi, setting desiderato, scelte di fine vita – che permettano di trovare un significato accettabile nel tempo della malattia e del morire.

Un ospite di rilievo internazionale – Ospite e relatore dell’evento è stato Miguel Benasayag, filosofo e psicoanalista di origine argentina, oggi attivo in Francia, noto per le sue analisi critiche sul rapporto tra società contemporanea, sofferenza, tecnicizzazione della vita e costruzione di legami. Benasayag è autore di numerosi saggi tradotti anche in Italia. Tra i testi più conosciuti figurano “L’epoca delle passioni tristi” (con Gérard Schmit), che ha contribuito a renderlo un punto di riferimento nel dibattito sul malessere contemporaneo, e “Elogio del conflitto” (con Angélique del Rey), oltre a opere che interrogano direttamente le trasformazioni del vivere e del curare, come “La salute a ogni costo. Medicina e biopotere” e “Funzionare o esistere?”.

La scelta di Benasayag, che ha dialogato con il dottor Paolo Vacondio, responsabile della Rete Locale di Cure Palliative della Provincia di Modena, si lega direttamente al tema emerso con forza durante l’incontro: la distanza tra l’esperienza delle cure palliative – dove si incontra la vulnerabilità “senza scorciatoie” – e un contesto socio-culturale che tende a rifugiarsi nell’imperativo della performance, con poca accoglienza per debolezza, fragilità e diversità.

In questo scenario, la cura palliativa diventa anche un presidio culturale oltre che clinico: un luogo in cui la persona non viene ridotta alla prestazione o all’efficienza, ma riconosciuta nella sua storia, nei suoi legami e nei suoi bisogni complessivi. È la stessa “mission professionale” richiamata nel percorso formativo: creare condizioni che aiutino paziente e familiari a dare senso all’esperienza della malattia e del fine vita.

Un’occasione di formazione e di confronto per i professionisti del territorio: all’appuntamento hanno partecipato numerosi professionisti (medici, infermieri, psicologi, assistenti sociali, operatori sociosanitari) provenienti dai servizi territoriali e ospedalieri, insieme a operatori del volontariato e della rete. Durante la lectio e il confronto con la platea, Benasayag ha proposto una chiave di lettura utile a chi lavora quotidianamente nella cura: abitare la complessità senza ridurre la sofferenza a un “problema da eliminare”, valorizzare la dimensione dei legami e riconoscere la fragilità come parte costitutiva della condizione umana. Un approccio in linea con il tema dell’iniziativa, che invita gli operatori a individuare “percorsi di senso” per sé e per le persone assistite, dentro una società che tende a espellere l’idea stessa di limite.

L’iniziativa si inserisce nel lavoro quotidiano della Rete Locale di Cure Palliative e nell’impegno dell’Azienda USL di Modena per garantire percorsi assistenziali centrati sulla persona, integrando competenze sanitarie e supporto ai familiari, con attenzione alla qualità della vita e alla dignità nel fine vita. La formazione degli operatori – anche sul piano relazionale e culturale – è parte essenziale di questa qualità di cura, come richiamato dal percorso proposto ieri.