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Il lavoro domestico in Emilia-Romagna

Quasi 70mila lavoratrici e lavoratori domestici regolarmente assunti, per il 92% donne, straniere (79,8%), in maggioranza dell’Est Europa (54,3%)



In grande maggioranza donne (92%), straniere (79,8%) e provenienti soprattutto dall’Est Europa (54,3%), con la componente italiana che rappresenta un quinto del totale. Badanti soprattutto, 44.159 assunte, anche se in calo: dal 2021 il numero complessivo è diminuito del 9%, con una flessione più accentuata per le Colf (-32,1%). Sono i numeri dei lavoratori e lavoratrici domestiche registrati, quindi regolarmente assunti, in Emilia-Romagna: quasi 70mila, esattamente 69.866 nel 2024 secondo i dati Inps.

La fotografia emerge dal 7^ Rapporto annuale promosso dall’Osservatorio Domina, associazione nazionale Famiglie datori di lavoro domestico, presentato oggi per la parte relativa alla regione in conferenza stampa, in viale Aldo Moro, a Bologna, con l’assessora al Welfare Isabella Conti. Ad illustrare dati e tendenze di un settore in continua trasformazione, il direttore dell’Osservatorio Domina sul lavoro domestico, Massimo De Luca, e il segretario generale Domina, Lorenzo Gasparrini.

Passando ai datori di lavoro domestico, sempre nel 2024 in Emilia-Romagna se ne registrano 71.597: il dato, con una contrazione del 18,1% rispetto al 2021, evidenzia un trend negativo coerente con il contesto nazionale. Anche in questo caso si tratta prevalentemente di donne (55,2%) e l’età media è di 71,5 anni; molto contenuta la componente straniera (5,1%), con una netta prevalenza di datori di lavoro italiani; rilevante, infine, la quota di grandi invalidi (9,5%), ulteriore indicatore del bisogno assistenziale. Complessivamente, dunque, si tratta di un settore che in regione coinvolge 141.463 persone (tra datori e lavoratori), con un’incidenza del 3,2% sulla popolazione regionale.

Infine, sempre secondo il Rapporto, considerando solamente la componente formale nel 2024 le famiglie in Emilia-Romagna hanno speso 733 milioni di euro per il lavoro domestico; il contributo al Pil generato dal settore equivale a circa 1,4 miliardi di euro di valore aggiunto, pari allo 0,8% del totale regionale.

“Questo Rapporto conferma con chiarezza quanto il lavoro domestico sia oggi una componente strutturale non solo del sistema economico della regione e del Paese, ma ancor più della vita di tante famiglie, in un quadro demografico che vede crescere sempre di più la popolazione anziana- afferma l’assessora Conti-. Parliamo di un comparto che nella nostra regione può contare su quasi 142mila persone, tra datori e soprattutto datrici di lavoro e lavoratrici, che ogni giorno garantiscono assistenza, cura e supporto alle famiglie, alle persone anziane e a chi vive in condizioni di fragilità. Investire sul lavoro di cura – naturalmente regolarizzato e tutelato – e sulla domiciliarità è importante, e lo è anche per le istituzioni”.

Per questo la Giunta regionale, tra le tante azioni messe in campo, ha deciso di rafforzare il Fondo regionale per la non autosufficienza, a cui nel solo 2025 sono stati assegnati oltre 564 milioni di euro, 82 in più rispetto al 2024, per assistenza domiciliare, strutture residenziali e servizi socio-sanitari rivolti ad anziani e persone con disabilità. E sono stati destinati 3 milioni al Fondo regionale Caregiver, introdotto da una legge regionale nel 2024, per la prima volta alimentata con un finanziamento ad hoc.

“L’elevato livello di irregolarità continua a rappresentare uno dei principali ostacoli allo sviluppo di un mercato del lavoro domestico equo, trasparente e sostenibile. Troppe famiglie, spinte dalla necessità di contenere i costi, ricorrono ancora al lavoro sommerso, esponendosi a rischi legali ed economici e privando i lavoratori di tutele fondamentali- dichiara il segretario Gasparrini-. Per invertire questa tendenza Domina propone un insieme di misure strutturali che premiano la regolarità e la continuità dei rapporti di lavoro. Interventi come un meccanismo di cash back sui contributi Inps, il trasferimento parziale e differito di una mensilità di NASpI come incentivo all’assunzione stabile e, infine, la detrazione fiscale pari al 10% dei costi per il lavoro domestico, possono trasformare la regolarità da obbligo formale a scelta realmente conveniente per tutti”.