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I nuovi benchmark della Commissione europea mettono a rischio la sopravvivenza della ceramica



Le aziende ceramiche italiane e spagnole presenti a Coverings lanciano un forte allarme sulle possibili conseguenze di una nuova proposta normativa della Commissione Europea nell’ambito dell’ETS (Emission Trading System), relativa alla definizione dei parametri per il periodo 2026–2030.

Secondo le imprese del settore, il meccanismo in esame rappresenta “l’ennesima decisione scollegata dalla realtà industriale”, destinata a produrre effetti altamente penalizzanti per un comparto già sottoposto a enormi pressioni sui costi, in particolare quelli energetici.

I nuovi benchmark per l’assegnazione delle quote gratuite — destinate alle aziende esposte al rischio di delocalizzazione — sono infatti calcolati sulla base delle performance di impianti appartenenti ad altri settori industriali, inclusi quelli che possono utilizzare biomassa come fonte energetica.

“Si tratta di un approccio profondamente errato,” ha dichiarato Alberto Echevarria, segretario generale di ASCER, “perché il settore ceramico, per ragioni tecnologiche e limiti oggettivi nella disponibilità delle risorse, non è in grado di utilizzare la biomassa come combustibile alternativo.”

L’applicazione di questi parametri comporterebbe un’ulteriore drastica riduzione delle quote gratuite, con un conseguente aumento dei costi legati all’ETS sulle emissioni che, allo stato attuale, non possono essere ulteriormente ridotte a causa della mancanza di tecnologie disponibili sul mercato.

“Saremmo costretti a pagare un prezzo estremamente elevato per una transizione che non siamo tecnicamente in grado di realizzare entro i tempi proposti,” ha dichiarato Graziano Verdi, Vicepresidente di Confindustria Ceramica e Presidente del CET, l’Associazione Europea. “È un meccanismo che penalizza le aziende ceramiche più efficienti e virtuose.”

Le conseguenze potrebbero essere gravi: perdita di competitività, un concreto rischio di delocalizzazione della produzione e la progressiva uscita delle aziende europee dai mercati internazionali, già altamente competitivi e contesi da operatori extra-UE che spesso operano con pratiche di dumping ambientale e sociale.

“In questo contesto,” affermano le aziende, “dalla fiera di Las Vegas è impossibile credere di poter restare competitivi rispetto ai produttori locali nel mercato nordamericano. Senza un cambio di rotta, il rischio è che molte aziende non siano più in grado di sostenere le esportazioni dagli stabilimenti europei.”

Le aziende ceramiche italiane e spagnole chiedono pertanto con urgenza alla Commissione Europea di rivedere l’impostazione della misura, adottando criteri realistici, tecnologicamente neutrali e coerenti con le specificità dei diversi settori industriali.

Si tratta dello stesso appello lanciato dalle due regioni Emilia-Romagna e Valencia, che la scorsa settimana hanno pubblicato a Bruxelles un manifesto intitolato “Per il Futuro della Ceramica Europea” – un documento accolto con favore e sostenuto dai principali gruppi del Parlamento Europeo (S&D, PPE, ECR, Renew e Verdi).

Le aziende ceramiche italiane e spagnole concludono: “Continueremo a impegnarci con le nostre istituzioni per salvaguardare la nostra industria, i nostri lavoratori e i nostri territori.”