martedì, 26 Maggio 2026
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Anche NIDIL CGIL e FILT CGIL ER chiedono alla Regione un’ordinanza urgente contro il lavoro sotto il sole nelle ore più calde



“Non possiamo aspettare: le temperature sono già pericolose. Anche i rider e i lavoratori della logistica devono essere protetti”.

NIDIL CGIL e FILT CGIL Emilia-Romagna chiedono alla Regione un’ordinanza urgente contro il lavoro sotto il sole nelle ore più calde “Non possiamo aspettare: le temperature sono già pericolose. Anche i rider e i lavoratori della logistica, impiegati in ogni settore ivi compresi gli ambiti portuali e aeroportuali nonché la cantieristica autostradale, devono essere protetti. NIDIL CGIL e FILT CGIL Emilia-Romagna rivolgono un appello urgente alla Regione Emilia-Romagna, come già ha fatto la CGIL ER tutta, affinché emani immediatamente un’ordinanza che vieti il lavoro con esposizione continuativa al sole nelle ore più calde della giornata, sul modello di quanto già disposto dalla Regione Lazio. Non c’è tempo da perdere. Le temperature di questi giorni parlano da sole: sono già elevate con ondate di calore che colpiscono in anticipo rispetto agli anni scorsi e lavoratrici e lavoratori esposti al sole diretto nelle fasce orarie più critiche senza alcuna tutela normativa regionale. Aspettare i primi di luglio, come è successo lo scorso anno, significherebbe mettere a rischio la salute e la vita di persone che ogni giorno lavorano nei campi, nei cantieri, nei piazzali e sulle strade delle nostre città per l’intero mese di giugno e gli ultimi giorni di maggio.

A chi si applica la richiesta NIDIL CGIL e FILT CGIL chiedono che il divieto di lavoro in condizioni di esposizione prolungata al sole nelle ore centrali della giornata — indicativamente dalle 12:30 alle 16:00 nei giorni di massima allerta — sia esteso ai seguenti settori: logistica di piazzale ivi compresi gli ambiti portuali e aeroportuali e la cantieristica autostradale. A tali punti sarebbe opportuno anche aggiungere la previsione di tutele specifiche per chi è sottoposto al rischio di shock termici quali i lavoratori nelle stive in ambito portuale e aeroportuale, consegna di beni per conto altrui in ambito urbano, con l’ausilio di velocipedi o veicoli a motore a due ruote (rider). Su quest’ultimo punto, le due categorie sindacali insistono con particolare forza: i rider devono essere esplicitamente inclusi nel provvedimento, a differenza di quanto avvenuto nell’ordinanza regionale 2025, che li ha esclusi. Si tratta di lavoratrici e lavoratori — con rapporti di lavoro atipici di collaborazione o con partita Iva — che operano proprio nelle fasce orarie più calde, senza possibilità di scegliere i propri turni, spesso senza accesso ad acqua, ombra o luoghi di sosta adeguati. Escluderli sarebbe una contraddizione inaccettabile. Tuttavia, un divieto senza tutela del reddito è una misura incompleta. Per i rider con rapporto di collaborazione o partita IVA, l’interruzione dell’attività nelle ore vietate si traduce in una perdita secca di guadagno, senza alcun ammortizzatore sociale che la compensi. NIDIL CGIL e FILT CGIL chiedono pertanto che l’ordinanza regionale sia accompagnata da un impegno esplicito della Regione a sostenere, anche in sede nazionale, l’introduzione di forme di sostegno al reddito per le lavoratrici e i lavoratori autonomi costretti a interrompere l’attività per ragioni di salute e sicurezza legate al caldo. Proteggere la salute non può significare scaricare il costo di quella protezione su chi lavora.

Una misura di civiltà, non un optional «La Regione Lazio ha già agito — dichiarano Alessandro Cambi e Adriano Montorsi, segretari regionali rispettivamente di NIDIL CGIL e FILT CGIL Emilia-Romagna —. Il modello c’è, i presupposti ci sono, le temperature ci sono già. Non esiste giustificazione per attendere oltre: ogni giorno di ritardo è un giorno in cui chi lavora all’aperto è esposto a rischi che si possono e si devono prevenire. Chiediamo alla Regione Emilia-Romagna di fare la sua parte adesso, così come fatto l’anno scorso, ma subito,  con con un provvedimento che abbia efficacia immediata sull’intero territorio regionale, ancorato alle mappe di rischio aggiornate e che includa senza eccezioni tutte le categorie produttive che lavorano sotto il sol.
Le organizzazioni sindacali si dichiarano disponibili al confronto immediato con le istituzioni regionali e auspicano che la misura venga adottata con la massima urgenza, prima che si registrino nuovi infortuni o, peggio, vittime per colpo di calore.