
Tesi bizzarre, come affermare che “il concetto di genere è relativo e non ha un valore assoluto”, sono approdate anche nei programmi scolastici della nostra città. All’interno di un documento, proposto alla classe 3 BES dalla docente di scienze umane si legge che “parlare di identità di genere significa realizzare un discorso che concerne le aspettative relative all’essere maschio o all’essere femmina”. Si parla poi di fenomeni gender-fluid, per indicare “persone che fluttuano tra un’identità di genere e l’altra” e gender-queer, per individui che “non si riconoscono nelle definizioni convenzionali di genere”. Insomma, la confusione più totale che considera il genere, ovvero la percezione di se, come qualcosa di amorfo e mutevole nel tempo, e che astrae dall’unico vero dato biologico in mano alla scienza: l’esistenza di due sessi nella norma, il maschile e il femminile.
Alla lettura di queste assurdità, sorgono alcuni interrogativi: i genitori sono stati messi a conoscenza del programma? La trattazione di questi argomenti è stata comunicata alla classe tramite i rappresentanti? Se sì, con quanto anticipo? La Dirigente è d’accordo con l’insegnamento di queste dottrine ideologiche, totalmente antiscientifiche e contrarie alla realtà?
Mi auguro che queste domande trovino presto risposta e che la docente che ha irresponsabilmente portato in classe queste idee stravaganti sia presto richiamata. Ma soprattutto mi incuriosisce un aspetto: è possibile che, dopo tre anni di governo di centro-destra non esistano ancora paletti normativi volti ad evitare che la propaganda di genere approdi sui banchi di scuola dei nostri ragazzi? Come mai chi oggi governa, sembra muoversi comunque all’interno di un paradigma culturale dettato dalla sinistra?
La scuola dovrebbe essere il luogo della formazione critica e della trasmissione del sapere, non uno spazio in cui vengono presentate come verità scientifiche teorie controverse e fortemente dibattute sul piano culturale e antropologico. Continueremo a denunciare ogni tentativo di introdurre nelle aule dottrine che nulla hanno a che fare con l’educazione e la formazione dei giovani.

