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Ets e Ceramica, i sindaci dell’Unione del Distretto Ceramico scrivono alla Commissione Europea

"Transizione sì, ma senza mettere a rischio lavoro e territori"



L’Unione dei Comuni del Distretto Ceramico ha trasmesso alla Commissione Europea le proprie osservazioni nell’ambito della consultazione pubblica sulla revisione dei benchmark ETS per il periodo 2026-2030.

I sindaci dei Comuni dell’Unione esprimono forte preoccupazione per una proposta che, se confermata senza adeguati correttivi, rischia di produrre effetti significativi non soltanto sulle imprese, ma sull’intero tessuto economico e sociale di uno dei principali distretti manifatturieri d’Europa.

L’Unione rappresenta oltre 119.000 cittadini in un territorio che ospita il più importante polo ceramico europeo. Qui si concentra circa l’87% della produzione ceramica italiana e una filiera che garantisce oltre 14.000 posti di lavoro diretti e circa 40.000 occupati considerando indotto, logistica, servizi e subfornitura.

“Le nostre comunità condividono pienamente gli obiettivi della transizione climatica e della decarbonizzazione industriale” dichiarano i sindaci. “Proprio per questo riteniamo che le politiche europee debbano essere costruite sulla base delle tecnologie realmente disponibili e delle condizioni concrete in cui operano i settori produttivi. La sostenibilità ambientale deve procedere insieme alla sostenibilità economica e sociale”.

Nel documento inviato a Bruxelles viene evidenziato come il settore ceramico abbia investito negli anni in efficienza energetica, innovazione e riduzione degli impatti ambientali, ma come permangano oggi limiti tecnologici oggettivi nei processi produttivi ad alta temperatura. Soluzioni alternative al gas naturale rappresentano prospettive importanti, ma non risultano ancora diffuse e applicabili su larga scala.

Secondo i sindaci, una riduzione dei benchmark non coerente con l’effettiva maturità tecnologica potrebbe ridurre la capacità di investimento delle imprese, rallentare l’innovazione e aumentare il rischio di delocalizzazione verso Paesi caratterizzati da standard ambientali inferiori, senza determinare benefici concreti sul piano delle emissioni globali.

“La nostra preoccupazione riguarda il futuro delle comunità che amministriamo. Quando si parla di ETS non si parla soltanto di parametri tecnici o di costi industriali: si parla di lavoro, di famiglie, di competenze professionali, di attrattività dei territori e della capacità dell’Europa di mantenere una base manifatturiera forte e competitiva”.

Nelle osservazioni trasmesse alla Commissione Europea, l’Unione dei Comuni del Distretto Ceramico chiede che la revisione dei benchmark tenga conto delle effettive condizioni operative del settore, della necessità di prevenire fenomeni di carbon leakage (il trasferimento delle emissioni verso una regione con condizioni di produzione meno rigide) e dell’impatto economico e occupazionale che tali decisioni possono generare sui territori industriali europei.

“La transizione climatica può e deve rappresentare una straordinaria opportunità di innovazione e crescita. Per riuscirci, però, occorre evitare che gli strumenti pensati per accompagnare la decarbonizzazione finiscano per indebolire proprio quelle realtà produttive che stanno investendo per renderla possibile. Difendere la competitività dell’industria europea significa difendere occupazione, competenze, coesione sociale e capacità di investimento nei territori”.