
“La vicenda della pistola ad acqua puntata contro un prof. del Galilei non cambia il punto politico ed educativo: un docente non può trovarsi davanti a una ‘pistola’ o ad un altro oggetto poco piacevole mentre sta facendo lezione”.
Così Carmelo Randazzo, leader di Cisl Scuola Emilia Centrale, commenta la vicenda nell’Istituto di Mirandola, “tenendo conto delle parole del Dirigente ma anche della diffusione lungo l’intero anno scolastico di tante storie che devono far riflettere”.
“Durante l’anno scolastico appena concluso, nella provincia di Modena risultano almeno 16 episodi gravi tra aggressioni, risse, pestaggi, spray urticante, rapine o tentativi di rapina ai danni di studenti; maxi risse fuori dagli istituti e violenze avvenute dentro o attorno alle scuole.
Abbiamo iniziato l’anno, a settembre, con gli studenti del liceo Wiligelmo picchiati e rapinati dai coetanei. Lo abbiamo terminato con uno studente picchiato durante una lezione, passando per cinque storie di utilizzo aggressivo dello o spray al peperoncino (come sulla corriera Castelfranco-Vignola), il fight club nei corridoi e la maxi rissa a Sassuolo”.
“La sequenza di questi avvenimenti testimonia l’esistenza di una crisi educativa e di sicurezza che non può essere archiviata come somma di bravate e contro la quale non serve a nulla opporre soluzioni semplicistiche, simboliche o securitarie, come i tanto discussi metal detector – prosegue Randazzo –. Il problema della violenza giovanile c’è, occorre riconoscerlo, anche se costa fatica, per gestirlo senza mai lasciare sole le scuole, le famiglie e i ragazzi. Lo strumento è quello di un patto vero e sostanziale tra istituzioni, scuola, genitori, servizi sociali, sanità territoriale”. Un patto per fare cosa?
“Per dare al territorio strumenti stabili di prevenzione, ascolto e accompagnamento. Per dare alle scuole più organici, più vigilanza, più supporto psicologico, regole chiare. Per spiegare alle famiglie che abbiamo bisogno di un’alleanza corresponsabile e di sanzioni educative efficaci. Docenti e Ata non sono bersagli. La scuola non è un ring, non è un set per video virali, non è una zona franca. I nostri ragazzi sono la risorsa più preziosa che abbiamo. E’ tempo di agire, sul serio, senza esasperare ciò che non deve esserlo, ma anche senza mettere la testa sotto alla sabbia”, conclude Randazzo.
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Il sindacato scuola Flc Cgil esprime piena solidarietà all’Istituto Galilei, al personale scolastico e al dirigente per i fatti recentemente avvenuti.
“Ci chiediamo però questo: di fronte all’ennesimo episodio che evidenzia un disagio giovanile sempre più diffuso, dopo che ciascuno ha avanzato la propria idea, soluzione o giudizio, arriverà il momento in cui le istituzioni si assumeranno davvero la responsabilità di affrontare il problema?
Un problema che una soluzione ce l’ha, ma che purtroppo richiede investimenti. Si tratta di scegliere se recuperare le situazioni di fragilità, se consentire ai lavoratori della scuola di svolgere la propria professione in condizioni di sicurezza e serenità, oppure se limitarci a indignarci per qualche giorno, per poi passare alla notizia successiva.
La soluzione passa attraverso alcuni interventi chiari e concreti.
Innanzitutto, occorre rafforzare il rapporto di fiducia tra personale scolastico e studenti. Come? Riducendo il numero di alunni per classe: passare da 28 a 20 studenti consentirebbe di lavorare in modo più efficace, costruire relazioni significative e intercettare tempestivamente situazioni di disagio.
È inoltre necessario creare spazi e tempi per affrontare anche i temi più complessi e scomodi, favorendo il confronto, la riflessione e la conoscenza del pensiero dei ragazzi.
Fondamentale è poi garantire la continuità didattica, affinché gli adulti presenti nella scuola possano diventare figure di riferimento stabili nella vita degli studenti.
Allo stesso tempo, occorre smettere di sminuire il lavoro del personale scolastico attraverso iniziative discutibili, come i questionari che invitano gli studenti a valutare i docenti, come avviene in un istituto di Carpi,quasi fossero questi ultimi a essere sottoposti a esame, o attraverso provvedimenti che ne limitano l’autonomia professionale, come il ddl Valditara sull’educazione affettiva o il sondaggio sui fantomatici professori di sinistra.
È altrettanto indispensabile garantire un numero adeguato di collaboratori scolastici. Si tratta di figure che non si occupano soltanto della pulizia degli ambienti, come qualcuno continua erroneamente a pensare, ma che ogni giorno costruiscono relazioni educative e di fiducia con gli studenti, contribuendo in modo determinante al benessere della comunità scolastica.
La risposta non può essere quella di trasformare la scuola in una caserma, dove si arriva a imporre la perquisizione degli zaini, come accaduto anche quest’anno in un istituto modenese. La scuola deve restare, e diventare sempre di più, un luogo autenticamente educativo, capace di prevenire il disagio attraverso l’ascolto, la relazione e l’inclusione. E quando la scuola chiede aiuto la risposta non può essere quella di sempre: “fate come potete” altrimenti inutile indignarsi, conclude Flc Cgil Modena.

