
Prima data della stagione in doppia replica per il desiderio di arrivare con il nostro teatro a tutti e a tanti, Pinocchio è la fiaba di Carlo Collodi che tutti conosciamo, parte integrante del nostro immaginario collettivo sin dalla primissima infanzia. Ma quante altre cose può essere Pinocchio?
Il mondo in cui viviamo è davvero quel ‘paese dei balocchi’ che ci siamo abituati a sentire raccontare e che noi stessi ci raccontiamo? Essere Pinocchio allora può voler dire ricominciare a desiderare con ardore, ma anche fare i conti con noi stessi, con le nostre paure più profonde e con le responsabilità che conseguono dalle nostre azioni.
Tre uomini sono in scena. Tre uomini scampati alla morte, che si mettono a nudo trascinando il loro vissuto, lottando con i limiti di un corpo e di un copione che non vorrebbero avere. Tre uomini in attesa di sapere da qualcuno o qualcosa quando e come sarà possibile tornare alla vita.
Paolo Facchini, Luigi Ferrarini e il concittadino Riccardo Sielli quando sono al centro della scena non narrano fiabe, ma rispondono alle domande incalzanti della voce fuori campo: nome, cognome, età, altezza, incidente. Vengono interrogati sulla loro vita, su come è cambiata dopo quella tragica notte. Un attimo e la vita cambia completamente. Un attimo e tutto ricomincia da capo, come una seconda nascita: re-imparare a parlare, a camminare, a rimanere in equilibrio. In un attimo ci si trova in una vita che si deve ricostruire, pezzo per pezzo. Si configura un ‘prima’, uno ‘ieri’, e un ‘dopo’, un ‘da qui in avanti’: il rimpianto, la rabbia, la memoria di qualcosa che è stato e che non c’è più. La difficoltà di ricominciare a vivere in panni che si faticano ad accettare, l’adattarsi a questo nuovo modo di esistere, in una società che marginalizza tutto ciò che non è “normale”.
Lo spettacolo – vincitore del Premio Associazione Nazionale dei Critici di Teatro 2013 – è una performance di Babilonia Teatri, una delle più brillanti e rivoluzionarie realtà italiane del teatro di ricerca, che ha coinvolto gli attori della Compagnia teatrale Gli Amici di Luca – tutte persone con esiti di coma che hanno intrapreso un percorso terapeutico di cui fanno parte anche le attività teatrali. Per questi ‘”non-attori” – come al solito niente personaggi tipicamente funzionali, è la realtà a dominare nel teatro dei Babilonia – il teatro è un mezzo con cui tornare a far parte della società. Una società che è totalmente impreparata a ri-accoglierli dopo i loro traumi e che tende a respingerli, accantonarli o isolarli. Il teatro permette loro di tornare a realizzarsi e riconoscersi, di gridare il loro malessere e di rivendicare il loro ruolo.
Insomma perfettamente in linea con la poetica della Bottega e lo spirito che anima la compagnia che la abita, la Quinta Parete: il teatro fa bene, verrebbe da dire: mettersi in gioco, stare in scena, provare a superare i propri limiti, non sono semplicemente una valvola di sfogo, ma parte di un percorso lungo e complesso.
E lo strumento teatrale in ambito riabilitativo può essere utilizzato per un fine prettamente artistico? Una scelta che non è certo esente da difficoltà e responsabilità, e che si fonda sulla precisa scelta di far coincidere con il momento spettacolare l’atto conclusivo del percorso terapeutico: rendere la scena stessa mezzo di comunicazione utile alla comprensione della realtà.
Saltato il filtro artistico dato dall’interpretazione attoriale, ecco venir meno anche la relazione convenzionale tra rappresentazione e pubblico. Un cortocircuito che scuote l’equilibrio tra platea e palco, travolgendo la quarta parete meglio di qualsiasi teorema o invenzione scenica.
La Quinta Parete è da tempo legata alla Compagnia Babilonia Teatri, da tempo la loro poetica influenza la sua ricerca artistica e con la collaborazione nata nel 2013 attraverso la compagnia Zerofavole fondata da Pietro Messori e condotta da Stefano Masotti, altro attento progetto reggiano che eleva ad arte un percorso riabilitativo e terapeutico, la condivisione si amplia e si amplifica. Naturale è stata la decisione di ospitare Pinocchio in Bottega per raccontare che il teatro entra nella vita delle persone e la cambia espandendola ed elevandola.
Biglietti: 12€ intero, 10€ ridotto (Soci Arcigay e Quinta Parete)- Info e prenotazioni Compagnia Quinta Parete – La Bottega, via Botte 16/A Casalgrande (RE) cell. +39.342.9337099, prenotazioni@quintaparete.org – www.quintaparete.org

