Concorso di poesia dialettale ‘La Giarèda’: il primo premio a “Dlin dloun” di Monica Incerti Pregreffi



È stata la poesia “Dlin Dloun” di Monica Incerti Pregreffi ad aggiudicarsi il trofeo “la Giareda”, primo premio del concorso di poesia dialettale legato alle celebrazioni della Madonna della Ghiara e intitolato al ricordo dell’attrice dialettale Ennia Rocchi.

Ieri, lunedì 7 settembre, in sala del Tricolore si sono svolte le premiazioni del concorso, giunto quest’anno alla 41esima edizione. La cerimonia è stata aperta dall’assessore al centro storico e alle attività produttive Mariafrancesca Sidoli. Presenti alla premiazione anche i membri della commissione giudicatrice, composta da Giuliano Bagnoli, Antonio Casoli, Rosa Dalla Salda, Aurelia Fresta, Lucia Gramoli, Francesco Giuseppe Sassi e presieduta da Giuseppe Adriano Rossi.

La poesia “Dlin Dloun” si è classificata prima in quanto – queste le motivazioni della giuria – “il suono di un’allegra campanella annuncia l’arrivo di Zvanèin, tradizionale gelataio ambulante, che riunisce attorno al suo carretto grandi e piccoli in un giorno d’estate. Dopo un avvio che sa di filastrocca, le immagini della scena si dipanano in versi rapidi e leggeri, immagini fresche e nostrane come i quattro gusti di gelato che può offrire Zvanèin, di cui l’autrice ha preciso, incantato ricordo”.

Il secondo premio, medaglia d’oro del concorso, è stato assegnato alla poesia “Coronavirus: un mónd a l’arvērsa” di Maria Teresa Pantani. Nel componimento “l’isolamento dovuto al Coronavirus viene reso col sorriso sulle labbra, in una serie di quartine ben ritmate, a rima baciata. Un mondo in cui non si può godere dell’aria aperta, dei contatti con parenti e amici, ed è persino sconsigliato recarsi all’Ospedale, è un mondo capovolto. Da questa realtà a rovescio può venire, però, qualcosa di dritto: la precisa lezione della solidarietà”.

Terza classificata, insignita della medaglia d’argento, la poesia “Mirabel” di Giacomo Borgatti, nei cui versi “in una trama essenziale pochi tocchi sfumati di colore, tra il bianco e il grigio, colgono un tramonto invernale sulla città spruzzata di neve. L’ultimo spiraglio di luce esita quasi a interrogare il silenzio e la notte imminente: un’altra notte, forse sentita con inquietudine ma anche con la certezza che il mondo continua a esistere”.

I due premi messi a disposizione dalla Fabbriceria del Tempio della Ghiara per le più significative poesie che sottolineino gli aspetti religiosi della ricorrenza, sono stati assegnati ex-aequo alle poesie “La Madôna ‘d j calsètt” di Annalisa Bertolotti e “Madunîna dla Giâra e Coronona-virus” di Savino Rabotti. Il primo componimento “ha il potere di far rivivere con profonda sensibilità ciò che non c’è più: è memoria storica del tempo passato”. Come dice l’autrice Annalisa Bertolotti, è “un ricordo dei tempi poveri” quando esisteva a Santa Croce, nella periferia cittadina, un oratorio dedicato alla Madonna meta di tanti che venivano dalla campagna per il mercato. “Ma i versi – si legge nella motivazione della giuria – ci fanno rivivere soprattutto una fede popolare profonda, dove il gesto umile, ma indispensabile del cambio delle calze bagnate diventa anche un momento di preghiera a Maria. Di questo componimento si segnala la precisione e la correttezza della scrittura dialettale”.

Per la seconda poesia, quella di Savino Rabotti, la motivazione è stata la seguente: “Durante questo terribile evento, che ha toccato tutti noi, anche la Madonna (“Madunina”, come dice l’autore con un sentimento di vicinanza a Maria) sembra essere rimasta sola nel grande santuario. Le difficoltà dell’emergenza ci hanno divisi, ma le preghiere da lontano sono continuate. Piano piano ora la chiesa sta riprendendo vita nella speranza di un futuro di salvezza. Questa poesia parla della drammatica attualità, ma ci invita a confidare sempre nella nostra Madonna della Ghiara”.

La Commissione, inoltre, ha giudicato degne di segnalazioni anche la poesia “Őss a őss con la nőra” di Annalisa Bertolotti, “Pêder” di Monica Incerti Pregreffi e “Al vècc bòregh” di Maria Codeluppi per la ricchezza del contenuto e la sicurezza nell’uso del dialetto.

I testi premiati sono stati letti da Franco Ferrari, lettore ufficiale del Centro Studi sul Dialetto Reggiano di Albinea.