
“È un’idea che abbiamo sviluppato – spiega Simone Sirocchi – per cercare di restituire l’importanza della piazza di Sant’Agostino nella storia non solo urbanistica di Modena, ma anche del casato estense, almeno fin dal Seicento. Quel monumento equestre fu pensato e finanziato dalla Comunità proprio per quello spazio cittadino come ringraziamento per la politica assistenziale promossa del duca, che in quella piazza aveva voluto la costruzione di due imponenti edifici – il Grande Albergo dei Poveri (attuale Palazzo dei Musei) e l’ex-ospedale di Sant’Agostino”.
L’attività ha previsto tre fasi, in cui la storia, dell’arte e dell’urbanistica, si fonde con la tecnologia digitale in un binomio indissolubile: nella prima, preliminari ricerche documentarie e iconografiche (quali incisioni, dipinti, modelli preparatori e un frammento sopravvissuto della scultura) hanno permesso di ottenere dati su forme, dimensioni e collocamento del monumento; nella seconda, si è invece eseguita la ricostruzione digitale del monumento.
“È a questo punto – afferma Francesco Gherardini – che è stata avviata la ricostruzione 3D del modelletto preparatorio, fortunatamente ancora superstite, mediante fotogrammetria, tecnica che permette di ottenere modelli digitali mediante fotografie di manufatti reali. Questo primo modello è stato pazientemente integrato digitalmente nelle sue parti mancanti, grazie alle solide fonti storiche a supporto”.
La fase finale è quella legata alla creazione della App “DigiMO” che, una volta installata su smartphone e tablet (http://www.dhmore.unimore.it/digimo/), permetterà al visitatore di visualizzare “virtualmente” la mole della scultura e di avvicinarsi per apprezzarne l’ornato anche da vicino, collocandolo in Piazza nella posizione originale, calcolata attraverso planimetrie e vedute urbane del tempo. L’esperienza sarà accompagnata da una breve audioguida.
“Si tratta della prima, importante occasione di alta divulgazione di un progetto multidisciplinare del DHMoRe, – spiega la prof.ssa Elena Fumagalli, direttrice del Centro –, ma non solo. È una dimostrazione eloquente e “visiva” di quanto la sinergia tra discipline umanistiche e tecnologie digitali possano raggiungere significativi traguardi nell’avanzamento della ricerca scientifica”.

