
Infatti, secondo i dati dell’organizzazione sull’occupazione agricola regionale, il Covid ha stravolto il rapporto tra italiani e stranieri – provenienti in primis dall’Est Europa e dall’Africa -, che è passato da 1 lavoratore italiano su 10, nel 2019, a 6 su 10 nel 2020.
L’opportunità, però, va colta con la consapevolezza che lavorare in agricoltura richiede spirito di sacrificio e impegno fisico, aspetti spesso sottovalutati dai nuovi assunti che solitamente arrivano da esperienze in altri comparti: bar, ristoranti e alberghi ma anche palestre e disco. Ciò ha creato finora non poche difficoltà agli imprenditori alle prese con un turn-over continuo, generato dall’abbandono, talora improvviso, del posto di lavoro. Bisogna coltivare la passione per la terra, con dedizione e un approccio positivo alla natura.
Per facilitare l’incontro tra domanda e offerta di lavoro e rivolto proprio a chi si avvicina per la prima volta all’agricoltura, è attivo da un anno il portale Agrijob promosso da Confagricoltura. Si tratta di un servizio di intermediazione, riconosciuto dal Ministero del Lavoro, che consente a chi cerca occupazione di essere messo in contatto diretto con le aziende della propria provincia e alle imprese di intercettare velocemente i candidati.
«Il nostro settore non ha mai chiuso i battenti, anzi ha continuato a offrire posti sicuri, ma – ricorda Bonvicini – le aziende agricole devono poter contare su una forza lavoro consapevole e su un sistema che sappia agevolare il flusso della manodopera anche dall’estero attraverso i “corridoi verdi” previsti dalla Commissione europea e garantire così l’ingresso nel nostro Paese in piena sicurezza».
Confagricoltura Emilia Romagna non nasconde i timori della base imprenditoriale, con l’avvicendarsi delle operazioni di semina e trapianto, come pure gli interventi di controllo delle erbe infestanti e di posizionamento degli impianti irrigui. Il messaggio è chiaro: «L’agricoltura ci sarà sempre sul territorio portando con sé un patrimonio di tutti e generando concrete possibilità di impiego, a patto che il lavoratore sia disponibile a intraprendere un percorso di formazione professionale con serietà e senso di appartenenza», conclude il presidente regionale.

