
Il punto, ora, non è che si sia parlato di un tema d’attualità sicuramente collegato alla materia, sebbene probabilmente un po’ al limite rispetto ai programmi di studio. È corretto, anzi auspicabile, che la scuola non si limiti a impartire nozioni preordinate, ma stimoli la curiosità e la discussione, veri motori della crescita individuale. Chi eccepisce, infatti, che trattandosi di proposta e non ancora di norma, esulasse dalla materia, rischia di spostare l’attenzione dal vero quid, verso un particolare risibile e secondario.
Liberta d’espressione e di insegnamento sono diritti garantiti dalla Costituzione: giusto, quindi, senza andare fuori tema, aver proposto una riflessione su un argomento tanto discusso e delicato. Ma proprio in nome di quelle libertà, che a parere di una parte, non solo della politica ma anche dell’intera società, il DDL Zan mette a rischio, sarebbe stato corretto e opportuno che l’insegnante strutturasse un dibattito, un confronto tra sostenitori e detrattori.
Un tema così divisivo, che corre sul sottile filo dell’equilibrio tra tutela di una (supposta) parte debole e diritto all’espressione di idee che possano anche solo criticare le peculiarità di quella parte, si sarebbe dovuto affrontare in maniera più responsabile e cauta. Ancor più in una situazione in cui sono coinvolti studenti adolescenti.
E la difesa dell’insegnante da parte della preside della scuola, che ha affermato che il DDL è stato presentato senza dare interpretazioni, rimarca in maniera ancora più netta l’inopportunità dell’iniziativa: una proposta di Legge che ha generato polemica e aspre discussioni proprio sull’interpretazione dei molti passaggi generici che lasciano troppa discrezionalità applicativa, doveva appunto prevedere un contraddittorio e focalizzarsi in particolare sulle differenze interpretative del testo.
Si tratta, in definitiva, di un’occasione persa per approfondire il tema nel rispetto di tutti i punti di vista, che per i ragazzi avrebbe potuto rappresentare, invece, una bella lezione di pluralismo e di metodo democratico e libero – principi questi, sì, dell’Educazione Civica – per affrontare le questioni complesse che potrebbero in futuro incontrare nella propria vita.
Simone Zanin
Responsabile territoriale Nazione Futura Sassuolo

