
L’export, tradizionale traino del comparto, si attesta a 1,62 miliardi di fatturato, con una riduzione rispetto al 2022 del -4,1%. Le vendite ai clienti internazionali hanno inciso sul volume totale per il 70%. Trend opposto nel mercato domestico, che ha accumulato 687 milioni di euro ed è cresciuto del +4,6%. Tali risultati sono anche frutto della coda del cosiddetto boom post pandemico, ovvero di tutti gli ordini maturati a partire dalla fine dell’emergenza.
Dopo il record del 2022, segnato nonostante la crisi energetica e delle materie prime, il comparto rimane dunque stabile, grazie a un primo semestre in linea con il 2022 e una seconda parte dell’anno a fare da “contrappeso”. In questi ultimi mesi, infatti, gli indici registrano un rallentamento, dovuto in parte all’aumento dei tassi di interesse, fattore che ha innescato una spirale negativa a livello mondiale che si è riverberata sul settore dell’edilizia, punto d’approdo finale dell’intera filiera della ceramica. Nello specifico del settore ceramico il Mecs prevede per il 2023 una perdita nel mondo di 1 miliardo di metri quadrati di piastrelle prodotte.

Anche perché la vera svolta – spiega il Presidente – che si sta verificando nel settore delle tecnologie ceramiche è caratterizzata da un’innovazione sempre più marcata. Gli ultimi tre anni nel comprensorio ceramico tecnologico di Sassuolo hanno visto il concretizzarsi d’invenzioni all’avanguardia, tracciando di fatto una nuova strada che inevitabilmente porterà il settore ceramico italiano a un livello ancora superiore. Un’innovazione costante – conclude Lamberti – che ci distingue dalle altre tecnologie ceramiche prodotte nel resto del mondo e che non sarebbe possibile senza questa convergenza di eccellenze in pochi chilometri quadrati”.

