“Auspico con forza che l’editore dell’Agenzia di stampa Dire apra subito il tavolo col Cdr per sottoscrivere un accordo sulla ripresa regolare degli stipendi, correnti e arretrati. E’ in gioco il presente e il futuro di tante persone e delle loro famiglie, ormai da mesi e mesi alle prese con una situazione durissima: giornaliste, giornalisti e tutti coloro che lavorano per una testata importante nel panorama dell’informazione nazionale e locale dell’Emilia-Romagna”.
Così il presidente della Regione, Michele de Pascale, dopo lo sciopero a oltranza proclamato a oltranza, all’unanimità, dall’Assemblea delle redattrici e dei redattori della Dire.
“Ancora una volta esprimo massima solidarietà e vicinanza alle giornaliste e ai giornalisti, ai tecnici e ai poligrafici della Dire- prosegue de Pascale-. Il tavolo per un accordo sul pagamento degli stipendi è stato chiesto anche dal Governo col sottosegretario all’Editoria, alla luce della convenzione con Palazzo Chigi- ricorda-. E’ davvero necessario che l’editore accetti il confronto, per una soluzione che sblocchi la situazione in positivo. Senza entrare nel merito delle scelte imprenditoriali, va ribadito con forza che non può mai venir meno il rispetto di chi lavora e dei loro diritti, oltre che delle norme e dei contratti nazionali di lavoro. Come Regione, confermiamo la nostra disponibilità a fare tutto quel che è nelle nostre possibilità nell’ambito di una vertenza che abbiamo seguito dall’inizio, insieme alle rappresentanze sindacali”.
La solidarietà del segretario generale Cisl ER Filippo Pieri a giornalisti, tecnici e poligrafici:
“Piena solidarietà ai giornalisti e ai lavoratori dell’agenzia Dire, da mesi e mesi alle prese con una grave situazione di incertezza professionale ed economica. Gli stipendi non ancora corrisposti rappresentano un episodio di una gravità inaudita, che non mette solo a rischio un patrimonio prezioso per il territorio, per l’informazione locale e per il mondo del lavoro, ma va ad aggravare il presente e il futuro di tante persone e delle loro famiglie, ormai da tempo vessate da una situazione intollerabile.
La proprietà abbia un sussulto di dignità, si assuma le proprie responsabilità e apra subito un tavolo di confronto che possa portare quanto prima a saldare il dovuto. Lavoro dignitoso e rispetto dei contratti sono presupposti essenziali per un paese civile. Un patrimonio di cui la democrazia non può in alcun modo fare a meno”.

