
La Cardiologia dell’Ospedale Santa Maria Bianca di Mirandola come esempio di Unità operativa moderna e innovativa, replicabile in tutti i territori distanti dai centri Hub: a certificarlo è la prestigiosa rivista internazionale di settore “Exploration of Cardiology”, che ha recentemente pubblicato un articolo sull’organizzazione e sull’attività dell’équipe diretta dal dottor Carlo Ratti. Il riconoscimento internazionale di un “modello Mirandola” dà valore al lavoro fatto negli ultimi cinque anni per migliorare l’assistenza ai cittadini, dando risposte di cura e di prossimità, con l’obiettivo di affinare la diagnosi e potenziare la presa in carico, in integrazione con i centri hub della rete.
“La riorganizzazione della Cardiologia di Mirandola – spiega il dottor Ratti, firmatario dell’articolo insieme ai colleghi medici Mattia Malaguti e Benedetta Veronesi, al coordinatore infermieristico Emanuele Masia e ai medici di Direzione sanitaria del Santa Maria Bianca Anna Manduchi e Giuseppe Licitra (oggi responsabile della Direzione sanitaria dell’Ospedale Ramazzini di Carpi) – è stata giudicata meritevole di pubblicazione poiché replicabile a livello internazionale dove sussistano realtà simili lontane dai centri Hub di riferimento”.
Il progetto di riorganizzazione si basa su integrazione digitale, telecardiologia, ambulatori specialistici diffusi sul territorio e su un uso sempre più appropriato delle tecnologie diagnostiche non invasive, come ecocardiografia avanzata e TAC coronarica. Presso l’unità operativa di cardiologia dell’ospedale di Mirandola, accanto all’attività ambulatoriale, è stato attivato un day hospital cardiologico che consente di trattare alcuni pazienti riducendo accessi impropri e migliorando la continuità delle cure. Il cuore del modello è la collaborazione costante tra cardiologi, medici di medicina generale e strutture ospedaliere di riferimento, con percorsi condivisi per lo scompenso cardiaco, il post-infarto, le aritmie, la cardiologia pediatrica e le cardiomiopatie. Un’organizzazione che permette di intercettare prima i problemi, seguire meglio i pazienti cronici e utilizzare in modo più efficiente le risorse sanitarie. Inoltre è stata riconosciuta di rilievo l’attività di formazione che viene svolta all’interno dell’unità operativa, che è sede formativa della Scuola di specializzazione di Cardiologia dell’Università degli studi di Modena, e partecipa a studi clinici nazionali.
L’esperienza di Mirandola dimostra che l’innovazione in sanità non passa solo dai grandi centri universitari, ma può nascere anche nei territori, quando tecnologia, formazione e visione organizzativa lavorano nella stessa direzione.
“Il modello realizzato a Mirandola – si legge nelle conclusioni dell’articolo scientifico – dimostra che anche in contesti periferici e non interventistici è possibile sviluppare servizi cardiologici moderni, integrati e sostenibili. Attraverso la combinazione di innovazione digitale, ampliamento dell’imaging non invasivo, assistenza ambulatoriale strutturata e collaborazione multidisciplinare, la rete ha migliorato l’accesso alla diagnostica e la continuità assistenziale tra ospedale e territorio”.


