Cia Reggio Emilia: “Lepri che calano e un colpevole a priori”



    Lepre_comuneDue interventi recenti, l’uno di un fantomatico comitato per la tutela della lepre autoctona, l’altro in un’intervista a un quotidiano di un coadiutore di Atc, sul calo delle lepri. Ne nasce una polemica sulla vera o presunta moria di lepri, che in ogni caso ha un colpevole: l’agricoltore.
    “Chiediamo un po’ più di rispetto per chi vive e lavora, spesso in condizioni non semplici, sul territorio come gli agricoltori, che ne sono i primi tutori ed i più interessati”. E’ la riflessione del responsabile della Cia di Reggio Emilia per l’attività faunistico venatoria, Francesco Zambonini. “Leggiamo invece che chi ha il solo interesse a far vivere qualche selvatico giusto il tempo per farne un bersaglio mobile – aggiunge -, accusa gli agricoltori per una ‘moria’ di lepri che non si sa se sia vera o presunta. Infatti da un lato si segnala un forte calo di catture, dall’altro si dice che le catture non sono state fatte causa maltempo!”.
    “in ogni caso, sia che il problema esista o no, il colpevole c’è già, a priori: l’agricoltore che ‘avvelena’ forse con diserbanti. E lo farebbe metodicamente dal crinale appenninico fino al Po, dato che questo calo o moria sarebbe sostanzialmente omogeneo in tutta la provincia. Affermazioni che dimostrano la non conoscenza della nostra agricoltura, dei tempi in cui si effettuano eventuali interventi, delle colture sulle quali si fanno i diserbi”.
    “Ma no, sono le macchine agricole a fare stragi di selvatici – afferma l’altra voce – macchine così innovative che sono concepite per l’aratura ma contemporaneamente tagliano l’erba a velocità da strada!”.
    “Noi – conclude Zambonini – che siamo da sempre per un rapporto dialettico tra agricoltori, ambientalisti e cacciatori, non possiamo però accettare di leggere spiegazioni semplicistiche o vere e proprie stupidaggini, su fenomeni che laddove esistono hanno cause che vanno individuate e rimediate. Aggiungiamo però, che gli agricoltori, che sono quelli che si ritrovano i terreni calpestati e le colture danneggiate dai selvatici, chiedono rispetto e non hanno certo bisogno che qualcuno insegni loro il mestiere!”.