
Lo scorso mese di giugno il titolare di un esercizio commerciale cittadino si è recato in Questura per denunciare di aver subito una truffa. Qualche giorno prima aveva ricevuto una telefonata da un uomo che si presentava come un cliente abituale e che ordinava una forma di parmigiano tagliato a pezzi riferendo che il giorno successivo un suo zio sarebbe passato per il ritiro. Effettivamente l’indomani si presentava un uomo a ritirare la merce e pagava il dovuto, pari a 784,00 euro, con un assegno bancario. Posto all’incasso l’assegno sarebbe risultato provento di furto, inoltre il negoziante riceveva una contestazione dal ristoratore che aveva ricevuto la fattura d’acquisto per un ordine mai effettuato. Il commerciante vittima del raggiro, in buona fede, aveva infatti emesso la fattura a carico del ristorante indicato dal “presunto zio” del “presunto cliente abituale”.
Le indagini della squadra Mobile si sono indirizzate verso un cittadino reggiano, già noto per analoghe fraudolente vicende, cogliendo nel segno perché riuscivano anche ad individuare il complice, un bolognese. Il 45enne reggiano G. S. e il 65enne bolognese D. A. venivano denunciati per truffa e ricettazione in concorso.
Al solo G.S. veniva contestata anche una analoga truffa commessa in danno di un caseificio reggiano nello scorso mese di maggio, la cui vittima, oltretutto, lo individuava durante la ricognizione fotografica di album di foto con individui somiglianti avvenuta negli uffici della Squadra Mobile.

