
L’analisi per settori.
Turismo e pubblici esercizi. E’ il settore che più di ogni altro denota forte sofferenza occupazionale. Il calo degli occupati nel 2014, rispetto al 2013, è stato del -19,1% nell’anno 2014. Ha inciso in particolare la sostituzione dei contratti a chiamata utilizzati in passato nei momenti di picco lavorativo, con i più snelli voucher che rendono ancora meno stabile l’occupazione.
Vendita al minuto di prodotti alimentari. E’ il secondo che paga il conto più salato la diminuzione degli occupati nel 2014 ha fatto registrare un -7,8%. Un dato innegabilmente determinato dal calo dei consumi e conseguentemente del fatturato delle imprese che da tempo ormai colpisce anche il settore alimentare, in particolare quelle di limitate dimensioni.
Vendita al minuto di prodotti extra alimentari. -7,8% l’occupazione in quest’ambito nei 12 mesi trascorsi, che prosegue così la sua curvatura verso il basso. Ad influire, il calo dei consumi che ormai da diversi anni sta provocando una continua erosione della base occupazionale.
Servizi di intermediazione. Anche il settore dei servizi di intermediazione registra rispetto al 2013 una perdita di occupati, del -6,2%. Dato che è un indicatore dell’incidenza della ristrutturazione della filiera commerciale che negli ultimi anni ha costretto le imprese a ridimensionare il personale dipendente a seguito ad un sensibile calo dei fatturati.
Commercio all’ingrosso. È l’unico comparto in cui emerge un minimo di ripresa occupazionale: +2,1%. In particolare si nota una lieve progressione del numero degli assunti nelle imprese che si rivolgono al manifatturiero, beneficiarie dalla ripresa di attività di alcuni settori produttivi.
“E’ una situazione – sostiene Tamara Bertoni Direttore Generale Confesercenti Modena – da cui emerge la necessità di una strategia complessiva in grado di contrastare l’aumento della disoccupazione. Oltre ai già citati provvedimenti contenuti nella Legge di stabilità e negli attesi decreti di attuazione del Jobs act che possono incentivare nuova occupazione, occorre attuare una profonda revisione delle politiche attive e conseguentemente della relativa spesa sostenuta. Nel nostro Paese, secondo i dati Eurostat, questa resta fortemente deficitaria rispetto ai maggiori partner europei. È necessario quindi investire sull’orientamento ed il riorientamento al lavoro ed altresì investire maggiormente sulla formazione, adeguando il sistema formativo alla complessità dei problemi: è indispensabile sostenere la formazione professionalizzante dato che fin’ora si è dimostrata uno dei pochi strumenti in grado di favorire l’occupazione dei giovani nonché di riconvertire figure espulse dal mercato del lavoro. Ma è necessario offrire anche alta formazione utile alla crescita di figure che possono accrescere la competitività delle imprese. Infine è necessaria una forte ed efficiente politica di sostegno alle start up soprattutto se innovative. Sostenere l’avvio di una attività imprenditoriale – conclude Tamara Bertoni – è il miglior investimento possibile per creare nuova occupazione”.

