Lo sci come le discoteche?

Il governo per ora parla di stop allo sci per evitare un nuovo effetto “estate” con ricaduta sui numeri del contagio, mentre le Regioni dei territori interessati (ovviamente non se in fase rossa) hanno preventivamente inviato un loro protocollo a Roma contenente linee guida sulla neve.

Distanziamento interpersonale di un metro sempre, dal trasporto verso le piste e nei rifugi.

Limitazione giornaliera degli Skipass calibrati in base alle dimensioni dell’impianto per evitare code in attesa del proprio turno su funivie e seggiovie.

Applicazione delle stesse regole pensate e rivedute in queste ore per la ristorazione, anche per l’après ski, immancabile aperitivo da farsi nel caso solo da seduti e con posti distanziati.

A rafforzare il concetto di uno sci “sicuro” dal virus e non dai rischi di cadere se incapaci (come chi scrive) si è aggiunta la autorevole voce in termini di sport invernali e non in virologia, del campionissimo Alberto Tomba.

La partita o meglio la “discesa” ora è tutta nelle mani del prossimo confronto fra Governo centrale e Regioni. Da una parte un Presidente del Consiglio cauto che esclude il concetto stesso di vacanze sulla neve stando ai numeri ancora alti e seri della pandemia e dall’altra l’annuncio del rappresentante delle società impianti di risalita Ferruccio Fournier che tuona in caso di chiusura “un colpo di grazia all’economia della montagna”.

Claudio Corrado