
Come sottolinea Patrizia Gambarini, comandante della Polizia provinciale di Modena, «l’episodio, avvenuto nei giorni scorsi, non rappresenta purtroppo un caso isolato ai danni delle gabbie utilizzate nell’ambito della prevenzione contro le tane degli animali a tutela degli argini. Questi gesti vogliono impedire lo svolgimento di una attività fondamentale per la sicurezza dei fiumi. Tra l’altro gli istrici e i tassi, essendo specie protette, dopo la cattura con l’ausilio di queste gabbie, vengono liberati in zone lontane dagli argini».
La cattura di istrici e tassi è prevista in una convenzione tra Provincia, Atc Mo 1 e 2 e Consulta del volontariato di protezione civile, nell’ambito del piano per la difesa degli argini dagli animali “fossori”; l’attività di cattura, finanziata con risorse regionali viene svolta da una ditta incaricata, tramite gabbie controllate a distanza da impianti di video sorveglianza che consentono interventi più efficaci e la riduzione dei tempi di permanenza degli animali nelle gabbie.
Il piano, avviato dopo l’alluvione del 2014, sulla base della strategia della Regione per la sicurezza del nodo idraulico di Modena, riguarda soprattutto nutrie e volpi e prevede il monitoraggio delle tane lungo 230 chilometri di argini, con il coinvolgimento di oltre 2.700 volontari e circa 500 cacciatori coadiutori, tutti appositamente formati.

