
L’incontro, ad ingresso libero con green pass, si svolge nell’ambito degli eventi letterari ‘Il tè delle 5’, organizzati dall’associazione Inarte, in collaborazione con l’Amministrazione Comunale, il Circolo Nuraghe, l’associazione Framestorming, gli Amici della Musica Nino Rota.
La musica come speranza di vita e/o come voce della morte o normalità paradossale?
I campi di sterminio nazisti avevano una loro colonna sonora. Ad Auschwitz, Terezin, Buchenwald e Dachau la musica era pressoché quotidiana. Le SS imponevano ai prigionieri di accompagnare le torture, le marce verso il lavoro o le camere a gas con brani strumentali.
Le piccole o grandi orchestre allestite nei lager servivano per intrattenere gli aguzzini nel fine settimana o per sostenere la propaganda nazista.
Nei campi di sterminio si incontrarono musicisti di grande valore che riuscirono a produrre opere di notevole qualità. Sul sottile confine tra la vita e la morte, dove la musica è stata tormento e consolazione, ossessione e motivo di speranza, sono nate orchestre femminili e complessi jazz, monaci benedettini hanno composto canti religiosi, ebrei e rom hanno scritto, talvolta in luoghi improbabili come un obitorio, brani di ribellione e inni di speranza.
Roberto Franchini, giornalista, scrittore e saggista, si occupa da anni di storia della musica attraverso pubblicazioni e mostre. È stato direttore dell’Agenzia di informazione e comunicazione della Regione Emilia-Romagna, presidente della Fondazione Collegio San Carlo di Modena e del Festival filosofia.
Ha pubblicato, negli ultimi anni: ‘Il secolo dell’orso’ (Bompiani), ‘Cento anni di jazz a Modena’ (Artestampa), ‘Prigioniero degli altipian’i (La nave di Teseo), ‘Live in Modena’ (Artestampa) e ‘Cartoline da Auschwitz’ (Marietti 1820).

