Una strada a Casina è stata intitolata a don Nando Barozzi



Una strada a Casina è stata intitolata a don Nando Barozzi

Da ieri, una strada di Casina è stata intitolata a don Nando Barozzi, uno dei preti della montagna reggiana trasversalmente più apprezzati dalla comunità per il suo coraggio, l’altruismo e la generosità. Un autentico costruttore di pace dapprima durante la Resistenza, poi nell’immediato dopoguerra – quando si sfiorò il rischio di una guerra civile – e, infine, nei decenni successivi, per realizzare un tessuto politico e sociale autenticamente democratico, rispettoso e attento al bene comune. La porta della sua canonica era sempre aperta ed era un continuo viavai.

È stato amato e rispettato da tutti, anche dagli avversari, quando la contrapposizione tra comunisti e democristiani, negli anni Sessanta e settanta si era fatta particolarmente dura. È stato attivo anche sul fronte internazionale, a sostegno di Solidarnosc in Polonia, accanto alla rete della diocesi reggiana coordinata dall’allora vescovo. Una specie di don Camillo montanaro che agiva con il Vangelo in tasca.
Parroco per 51 anni a Casina, di vasta e solida cultura, a lui si devono diverse opere sociali, a cominciare dalla lunghissima trattativa con gli eredi del Castello di Sarzano, aiutando a trasferire e regalare la proprietà dello storico castello di epoca matildica alla comunità e al Comune. Sempre a beneficio di tutti ha lasciato tante strutture, compresa la “Fondazione Villa Maria onlus” che, attraverso un consiglio di gestione, ospita le persone anziane di Casina, ma anche dei paesi della montagna.

Don Nando si è spento a 97 anni, nel 2010, trascorrendo 72 anni al servizio della Chiesa e 51 della parrocchia di Casina. L’iniziativa di intitolargli la strada è partita dai suoi ex chierichetti: Nazzareno Gregori, Fabio Filippi, Giovanna Caroli e altri. Alla semplice cerimonia di ieri mattina, accanto al santuario del Carrobbio, c’erano il parroco don Carlo Castellini affiancato dal sindaco Stefano Costi e dalla giunta comunale, oltre a centinaia di persone compreso i parenti, e tanti ex bambini cresciuti nell’oratorio di Casina, tra cui la giornalista Franca Giansoldati.