Michelin, obiettivo sostenibilità: pneumatici 100% sostenibili entro il 2050



Michelin è uno dei principali produttori, a livello mondiale, di pneumatici per automotive; sviluppa e commercializza un’ampia gamma di prodotti, per autovetture, ciclomotori, motocicli e veicoli commerciali. La maggior parte dei questi sono disponibili non solo tramite i tradizionali canali di distribuzione ma anche online, grazie a rivenditori specializzati come Euroimportpneumatici.com. In linea con le più recenti tendenze di mercato, e non solo, l’azienda francese dedica ingenti sforzi verso il raggiungimento di una maggiore sostenibilità, sia per quanto riguarda l’offerta merceologica sia in termini di impatto dei processi di produzione.

Gli obiettivi a medio e lungo termine di Michelin

Sul tema si è espresso Marco Do, direttore comunicazione e Relazioni Esterne Michelin Italia e presidente della Fondazione Michelin Sviluppo, ospite di Focus ESG.

Abbiamo due obiettivi, uno a lungo termine al 2050, uno a più breve termine al 2030; obiettivi che ovviamente riguardano i due aspetti del business, ovvero il prodotto e il processo. Troppo spesso quando si parla di sostenibilità si parla solo di prodotti ma, in realtà, i prodotti hanno a monte un processo produttivo che deve anch’esso essere sostenibile.

Allora, per quanto riguarda i prodotti, abbiamo un obiettivo che è al 2050: che tutti i nostri pneumatici saranno prodotti con materiali provenienti da fonti rinnovabili o riciclabili. Facciamo un esempio concreto: recentemente abbiamo presentato due prodotti, che sono già stati omologati e verranno immessi sul mercato nel 2025. Uno con il 45% di materiali provenienti da fonti rinnovabili e riciclabili, l’altro con il 58%, rispettivamente per automobili e per autobus.

Per quanto riguarda, invece, i processi produttivi, abbiamo l’obiettivo di azzerare le emissioni di CO2 dei nostri stabilimenti entro il 2050 mentre l’obiettivo per il 2030 è di ridurre del 50% le emissioni di CO2 dei nostri stabilimenti rispetto al 2010. La Michelin italiana è il primo fabbricante di pneumatici in Italia, con due grossi stabilimenti che fabbricano pneumatici; quindi, in realtà, contribuiamo in modo importante al raggiungimento di questi obiettivi da parte del gruppo.

Io sono molto orgoglioso, da dipendente della Michelin italiana, di dire che per quanto riguarda l’Italia siamo già molto vicini al raggiungimento dell’obiettivo del 2030. Michelin ha 121 stabilimenti nel mondo; quello di Cuneo è uno delle otto cuisine excellence. Cosa vuol dire? Che è una fabbrica eccellente, che fa parte dell’ultimo segmento del processo di sviluppo, ovvero fabbriche talmente avanzate dal punto di vista tecnologico che sono chiamate a testare i nuovi prodotti dal punto di vista dell’industrializzazione. 

Abbiamo un altro stabilimento ad Alessandria, dove produciamo pneumatici per autocarro ed è uno stabilimento che fa della sua capacità di adattamento e della sua flessibilità la sua dimensione; quindi è uno stabilimento che riesce a reagire in maniera molto veloce alle richieste del mercato”.

Le innovazioni in chiave ‘green’ di Michelin

Quando si parla di sostenibilità in relazione al segmento degli pneumatici si fa riferimento alla riduzione dell’impatto ambientale tanto dei processi di produzione quanto del prodotto finale. Da un lato, quindi, vi è la necessità di ridimensionare la carbon footprint degli stabilimenti; dall’altro, lo sviluppo di un prodotto pienamente sostenibile passa dall’impiego di materiali di recupero, riciclabili o ricilati, oppure provenienti da fonti rinnovabili, diminuendo così l’impiego di materia prima vergine. In aggiunta, uno pneumatico ‘green’ deve essere duratuto e resistente, così da poter essere adoperato il più a lungo possibile prima di raggiungere il limite di usura e resistere agli urti ed alle sollecitazioni. Michelin ha fatto da battistrada in tal senso, mettendo a punto una tecnologia ‘airless’, ossia uno pneumatico radiale senza camera d’aria, a prova di foratura, in grado potenzialmente di ridurre l’impatto ambientale di forature e altri danni che rendono le gomme tradizionali inutilizzabili e destinate allo smaltimento.