Oltre cento persone hanno preso parte, nella mattinata di oggi, in via Fiorentina 3 a Casalgrande, alla cerimonia di posa della seconda Pietra d’Inciampo sul territorio comunale, dedicata alla memoria e all’onore di Franco Camellini, cittadino casalgrandese vittima della deportazione nazifascista.
L’iniziativa, promossa dall’Amministrazione comunale di Casalgrande in collaborazione con Istoreco e con il patrocinio della Regione Emilia-Romagna, rientra nel programma di eventi organizzati dal Comune in occasione del Giorno della Memoria, che ricorre ogni anno il 27 gennaio.
Commozione, ricordo, senso di responsabilità e forte partecipazione collettiva hanno caratterizzato una mattinata intensa e profondamente sentita. Protagonisti della cerimonia sono stati in particolare gli studenti della classe 3ª F della Scuola secondaria di primo grado di Casalgrande, che, sotto il coordinamento del Responsabile della Didattica di Istoreco Roberto Bortoluzzi, hanno condotto un articolato laboratorio storico finalizzato alla ricostruzione della biografia di Franco Camellini, attraverso l’analisi critica e documentale delle fonti disponibili.
Alla cerimonia erano presenti il Sindaco di Casalgrande, Giuseppe Daviddi, che ha fatto gli onori di casa, gli Assessori Tosi, Spano, Cassinadri e Vacondio, il Presidente del Consiglio comunale Luciano Ferrari, Consiglieri comunali di maggioranza e opposizione, oltre alle autorità militari e religiose e ai rappresentanti delle associazioni di volontariato, di ANPI Casalgrande e del Gruppo Alpini di Casalgrande.
Chi era Franco Camellini
Di seguito alcuni estratti della biografia di Franco Camellini.
“Franco Camellini nasce a Casalgrande il 16 luglio 1921, in via Fiorentina 2, una piccola strada ghiaiata che conduce a Casalgrande Alto. In quella casa di campagna vive con la sua famiglia: il padre Emilio e la madre Delfina. Il matrimonio è coronato dalla nascita di quattro figli maschi: Giovanni (1916), Antonio (1919), Franco (1921) e Camillo (1923). Gli anni dell’adolescenza e della giovinezza trascorrono serenamente, aiutando i genitori nei lavori agricoli, come avveniva nelle famiglie contadine dell’epoca.
Il 26 aprile 1941 giunge la cartolina precetto che invita Franco alla visita di leva a Reggio Emilia. La visita lo dichiara rivedibile.
Catturato dai nazisti, viene imbarcato con altri 4.116 soldati sul piroscafo norvegese “Oria”, diretto al Pireo, da dove i prigionieri sarebbero stati trasferiti nei campi di detenzione tedeschi.
L’11 febbraio 1944 la nave salpa in condizioni meteorologiche avverse. Il giorno successivo, il 12 febbraio, il piroscafo affonda dopo essersi incagliato nei fondali dell’isola di Patroklos, presso Capo Sunio. Si salvano pochissime persone.
Franco Camellini viene dichiarato irreperibile il 6 giugno 1947. Il suo corpo non verrà mai ritrovato.”
Hanno detto
Nel suo intervento, il Sindaco Giuseppe Daviddi ha ricordato come:
“L’8 settembre 1943 rappresenta una data spartiacque nella storia del nostro Paese. Con l’annuncio dell’armistizio, migliaia di giovani soldati italiani si trovarono improvvisamente soli, senza ordini e senza protezione, chiamati a compiere una scelta esistenziale. A Franco Camellini venne chiesto di continuare a sostenere il nazifascismo, un sistema fondato sulla violenza, sulla discriminazione, sulla negazione della libertà e della dignità umana. Oppure di rifiutare, sapendo che quel gesto, nobile e coraggioso, avrebbe comportato la cattura, la deportazione, quasi certamente la morte. Franco rifiutò. Scelse da che parte stare. E per quella scelta pagò con la vita.”
Rivolgendosi agli studenti presenti, il Sindaco ha aggiunto:
“A voi non viene chiesto un sacrificio estremo come quello affrontato da Franco Camellini. Ma ogni giorno siete chiamati a compiere scelte che, solo in apparenza, sono più piccole. Quando assistete a un atto di bullismo, a una discriminazione, a una violenza verbale, anche allora si è chiamati a decidere da che parte stare.”
“Franco Camellini ci insegna che anche una scelta individuale può avere un valore enorme. Ci insegna che dire no non è mai inutile e che opporsi all’ingiustizia è il primo passo per costruire un mondo più giusto.”
Il Sindaco ha quindi ringraziato le famiglie Camellini e Anceschi, le autorità, le associazioni di volontariato, ANPI e Alpini, e in particolare Istoreco, per essere promotore di un’iniziativa di valore nazionale ed europeo come quella delle Pietre d’Inciampo, sottolineando come:
“Oggi Casalgrande ha ricordato uno dei suoi figli, rendendogli onore. La libertà, la giustizia e la democrazia vivono solo se qualcuno, ogni giorno, sceglie di stare dalla parte giusta.”
L’Assessore alla Scuola e Cultura Graziella Tosi ha dichiarato:
“Desidero esprimere un sentito ringraziamento a tutti coloro che hanno reso possibile questo importante momento di memoria e condivisione, in particolare ai ragazzi e alle ragazze della classe 3ª F che, insieme agli storici di Istoreco, hanno svolto un lavoro profondo e prezioso di ricerca per ricostruire la biografia di Franco Camellini.”
“Gli studenti hanno lavorato su fonti d’archivio, imparando a leggerle e interpretarle. Un vero lavoro da storici, che dimostra quanto lo studio della storia sia fondamentale per comprendere il presente e costruire un futuro più consapevole.”
Gli studenti della classe 3ª F hanno infine affermato:
“Ringraziamo Istoreco e il Comune di Casalgrande per averci dato l’opportunità di comprendere, attraverso la storia di Franco Camellini, cosa significa lottare per la libertà. Oggi Franco è qui con noi e ci invita a dire no all’odio, all’indifferenza e all’esclusione.”
Sono intervenuti anche il Presidente dell’Unione Tresinaro Secchia e Sindaco di Viano, Fabrizio Corti, la Vicesindaca di Castellarano Cassandra Bartolini e il Co-direttore di Istoreco Mattias Durchfeld, che ha sottolineato come:
“La storia abita nelle nostre strade, nei nostri Comuni, nelle nostre case. Le Pietre d’Inciampo ci ricordano che la memoria vive vicino a noi.”
Particolarmente toccante il ricordo dei familiari di Franco Camellini, che hanno condiviso il dolore e la disperazione del padre, “Che si svegliava di notte e andava nei campi a qualche centinaio di metri da casa e urlava il nome del figlio in guerra”, e il valore profondo che la cerimonia odierna assume nel mantenere viva la memoria del sacrificio compiuto.
La cerimonia si è conclusa con un minuto di silenzio e la benedizione officiata da Don Carlo Castellini, insieme alla proposta dell’Assessore Tosi di affidare simbolicamente alla classe 3ª F l’“adozione” della Pietra d’Inciampo, affinché se ne prenda cura nel tempo.

