
L’assenza di una norma nazionale sulla locazione breve ad uso turistico dimostra come il Governo privilegi gli interessi di impresa e di mercato rispetto ai bisogni sociali connessi all’abitare, abdicando al proprio ruolo ed ignorando la crisi abitativa che investe una fascia sempre più ampia della popolazione. Da anni rivendichiamo un vero Piano Casa nazionale, adeguatamente finanziato, per ampliare l’edilizia popolare e sociale e ristabilire misure di sostegno all’affitto.
In questo contesto la legge regionale colma un vuoto normativo, rafforzando il ruolo di programmazione del territorio degli enti locali attraverso strumenti urbanistici utilizzabili con flessibilità, a seconda delle specificità territoriali. Strumenti per limitare la proliferazione degli alloggi destinati ad affitti brevi turistici nelle aree in forte sofferenza per la carenza di alloggi destinati alla residenzialità, così come per incentivare al contrario la locazione breve ad uso turistico laddove rappresenti un’opportunità di sviluppo e di rigenerazione, in particolare nelle aree interne.
E’ ormai innegabile il fatto che il proliferare degli affitti brevi ad uso turistico sia una delle determinanti della crisi che investe i comuni ad alta tensione abitativa, avendo già determinato una riduzione significativa della disponibilità di alloggi per famiglie, lavoratori e studenti, concorrendo al rialzo insostenibile degli affitti. Le ricadute sul piano sociale, produttivo, e della tenuta dei servizi anche sanitari sono sotto gli occhi di tutti; separare il mercato degli affitti brevi turistici da quelli abitativi, garantendo un uso equilibrato del patrimonio edilizio e canoni accessibili, rimane una necessità.
(CGIL e SUNIA EMILIA ROMAGNA)

