Domenica Roma ha ospitato un evento destinato a lasciare un segno profondo nel panorama sportivo italiano. Presso il Centro di Preparazione Olimpica “Giulio Onesti” si è svolta la prima tappa della super competizione a squadre miste di spada Fencing For All, progetto fortemente voluto dal Presidente federale Luigi Mazzone, professore ordinario e Direttore di Neuropsichiatria Infantile presso il Policlinico Tor Vergata.
Un’iniziativa che non è solo sportiva, ma culturale e sociale. La Federazione Italiana Scherma ha stanziato anche un montepremi per questa competizione, rendendola la tappa più significativa di un percorso che vede la scherma come disciplina capofila dell’inclusione.
Una “super gara” che unisce talento e diversità
Quindici squadre provenienti da tutta Italia si sono affrontate in una formula innovativa: ogni team doveva includere almeno uno schermidore autistico o con disabilità intellettiva insieme ad atleti neurotipici. Una scelta chiara, netta, che traduce in pratica il concetto di integrazione reale.
La pedana è diventata così un luogo dove le differenze non dividono, ma rafforzano.
Il Sassuolo Scherma era tra le quindici squadre partecipanti e ha chiuso la competizione al dodicesimo posto, ma il risultato numerico è solo una parte della storia.
Sassuolo Scherma: coraggio fuori dalla zona di comfort
La squadra era capitanata da Samuele Panzani (classe 2003), affiancato da Federico Federzoni (classe 2011) e dal “fiore all’occhiello” del club, Nadia Marastoni (classe 2011).
Samuele e Federico sono due atleti di grande esperienza; Samuele, in particolare, oggi collabora attivamente con il Sassuolo Scherma nella crescita tecnica e umana dei ragazzi della società.
Nadia rappresenta invece una storia bellissima di sport e passione: si è innamorata della scherma durante un progetto scolastico alle Scuole Ruini di Sassuolo. Fu amore a prima vista. Tira da quasi due anni, è ancora in piena fase di crescita, ma si allena con una dedizione autentica: non salta un allenamento, non salta una gara, affronta con coraggio un’arma complessa come il fioretto, e in questa occasione si è messa in gioco con la spada, disciplina poco conosciuta dal gruppo.
“Non siamo partiti inseguendo un risultato – le parole della maestra Luciana Galano – siamo partiti per vivere qualcosa insieme. Per divertirci davvero. Per emozionarci. Per dimostrare, con i fatti e non con le parole, che la scherma è uno sport per tutti.
Abbiamo scelto di metterci in gioco fino in fondo, affrontando un’arma che i miei ragazzi non conoscono: la spada. Una sfida nuova, impegnativa, fuori dalle nostre abitudini. Eppure, anche lì, le nostre belle vittorie le abbiamo conquistate, vittorie fatte di stoccate, ma soprattutto di carattere.
È stata una prova autentica, fuori dalla nostra zona di comfort.
L’abbiamo attraversata con curiosità, con coraggio, con quello spirito di squadra che nasce quando ci si fida l’uno dell’altro.
A volte non conta quanto sei preparato, ma quanto sei disposto a crescere. E noi, su quella pedana, abbiamo scelto di crescere.”

Le eccellenze sul podio
A conquistare la vittoria è stato il team delle Fiamme Oro, seguito dal Circolo della Scherma Anzio (argento) e dal Club Scherma Bari (bronzo).
All’evento erano presenti figure istituzionali di grande rilievo: il Presidente del CONI Luciano Bonfiglio, il Presidente del CIP Marco Giunio De Sanctis, oltre ai testimonial Annalisa Minetti e Alessandro Alciato.
Il Presidente Luigi Mazzone ha espresso orgoglio e soddisfazione, sottolineando come la scherma possa essere “un’arma formidabile di integrazione”.
La pedana come luogo di verità
Questa prima tappa romana ha dimostrato qualcosa di fondamentale: quando lo sport è guidato da visione educativa, rispetto e competenza, le barriere si riducono fino a scomparire.
La pedana è un luogo di verità.
Lì contano il coraggio, la concentrazione, il cuore.
E queste qualità non hanno etichette.
La prossima tappa di Fencing For All si svolgerà a Milano a metà maggio, dove verrà definita la classifica finale di questo straordinario percorso.
Ma al di là dei punteggi, un risultato è già certo: la scherma italiana ha tracciato una direzione chiara.
E quella direzione si chiama inclusione.

