Come sono organizzate e, quindi, quali bisogni hanno oggi le famiglie reggiane con un bambino, una bambina o più di un figlio alla scuola primaria e secondaria di primo grado? E’ la domanda da cui parte il Comune di Reggio Emilia per pensare, insieme a scuole, genitori e realtà del territorio, un nuovo format educativo in grado di offrire risposte adeguate ai tempi e alle esigenze delle famiglie.
Per farlo – grazie ai finanziamenti ottenuti nell’ambito del Bando Partecipazione della Regione Emilia-Romagna e del bando “Scuole aperte e opportunità di orientamento per promuovere il successo formativo e contrastare le povertà educative” del Programma FSE+ 2021–2027 – il Comune ha commissionato al Dipartimento di Comunicazione ed economia dell’Università di Modena e Reggio Emilia, un’indagine sui bisogni delle famiglie nell’organizzazione dei tempi di vita e di lavoro e le possibili esigenze e aspettative a cui dare nuove risposte.
“‘Scuole aperte’ rappresenta un passo importante per rendere la scuola sempre più vicina ai bisogni reali delle famiglie, delle ragazze e dei ragazzi. I dati raccolti ci restituiscono con chiarezza l’esigenza di un nuovo equilibrio tra tempi di vita, apprendimento e socialità, ed è proprio da qui che nasce questa sperimentazione – commentano il sindaco di Reggio Marco Massari e l’assessora all’Educazione Marwa Mahmoud – La due giorni ‘Scuola, comunità, territorio’ di venerdì e sabato è il contesto in cui questa visione prende forma e si rafforza: un’occasione di confronto che mette in dialogo l’esperienza europea dell’educazione diffusa, sviluppata con il progetto Widespread School, con l’avvio concreto di ‘Scuole aperte’ a Reggio Emilia.
Non si tratta semplicemente di ampliare l’offerta pomeridiana, ma di costruire una vera comunità educante, capace di mettere in rete scuole, istituzioni, terzo settore e realtà del territorio. Vogliamo che la scuola diventi sempre più un presidio civico aperto, uno spazio di opportunità, relazioni e crescita anche oltre l’orario scolastico. È una sfida educativa e sociale che riguarda tutta la città e che punta a rafforzare una responsabilità condivisa verso le nuove generazioni, rendendole protagoniste attive della comunità in cui vivono.”
L’indagine sulle famiglie – A Reggio Emilia, città storicamente caratterizzata da un basso numero di scuole a tempo pieno se confrontata con altre della regione, sono principalmente i genitori ad occuparsi al pomeriggio della cura dei figli anche non più piccolissimi. E visto che tendenzialmente entrambi i genitori lavorano, si destreggiano tra il sostenerli nei compiti e l’accompagnarli alle attività pomeridiane, soprattutto sportive, cercando una non sempre facile conciliazione tra lavoro ed esigenze di bambini e ragazzi.
A farlo tutti i giorni sono oltre il 53% dei genitori di bambini che frequentano la scuola primaria e oltre il 57% di quelli che hanno figli alla secondaria di primo grado e ad occuparsene sono più spesso le madri: un quarto di loro lavora part time. Mentre un altro 13% di famiglie ricorre tutti i pomeriggi ai nonni. Nei restanti casi i genitori si alternano a nonni, baby sitter, fratelli o sorelle più grandi, aiuto reciproco con altre famiglie e varie forme di doposcuola. A frequentare le scuole a tempo pieno sono infatti solo il 47,5 dei bambini delle primarie e il 10,8 per cento dei ragazzi delle secondarie di primo grado. D’altra parte, a Reggio Emilia il 60% dei bambini tra i 6 e i 14 anni frequenta un’attività sportiva 2 o 3 pomeriggi a settimana e in oltre l’80% dei casi le attività offerte a scuola non sono un punto di riferimento organizzativo sufficiente. Ma quasi due famiglie su tre, cioè circa il 68% degli intervistati, ritiene che le attuali soluzioni organizzative adottate sarebbero modificabili nel caso di una nuova sperimentazione proposta dalla scuola.
Sono alcune dei dati principali emersi dal questionario proposto alle 12mila famiglie con bambini all’ultimo anno della scuola d’infanzia, figli frequentanti le scuola primarie o secondarie di primo grado della città, attraverso il registro elettronico dell’istituto scolastico. A rispondere compilando interamente il questionario sono state 3100 famiglie: 1.934 con bambini alla scuola primaria e 901 con figli alle secondarie di primo grado e 265 con bambini che frequentano l’ultimo anno della scuola dell’infanzia.
Un secondo questionario è stato inoltre proposto direttamente ai ragazzi e in questo caso a rispondere sono stati complessivamente in 5.931 tra gli alunni delle primarie (3.445) e quelli delle medie (2.485). Tra loro poco più della metà degli alunni delle elementari frequenta il tempo pieno, percentuale che alle medie si abbassa drasticamente al 4,6% e solo una piccola parte dei rispondenti svolge attività pomeridiane a scuola. Nei bisogni che esprimono sono però molto simili: per tutti, che frequentino le elementari o le medie, “divertirsi” e “gli amici” sono ai primi posti della classifica. Seguono, per le primarie, “la voglia di conoscere cose nuove in modo divertente” e “aiutare gli altri” e, per le secondarie di primo grado “riposarsi”, “avere tempo libero” e “praticare sport”.
Diversamente i bisogni delle famiglie, da tutte altamente condivisi, fanno riferimento innanzitutto a supportare i figli nell’apprendimento scolastico e nella gestione dei compiti. A seguire ci sono i bisogni di socialità per fare in modo che bambini e ragazzi possano stare al pomeriggio con gli amici e divertirsi, ma in cima alla piramide dei desideri delle famiglie per i figli c’è anche una sana alimentazione, il poter contare sulla supervisione degli adulti e il dare la possibilità a bambini e ragazzi di sentirsi parte attiva del proprio contesto e trovare nuove opportunità, oltre allo sviluppo personale di autonomia, auto-stima e gestione delle emozioni. L’importanza assegnata alle facilitazioni vede al primi posti la competenza degli educatori, gli orari compatibili con il lavoro e la possibilità di usufruire di spazi e strutture adatte alle proposte.
Le scuole che hanno partecipato maggiormente all’indagine, la cui curatela scientifica è della pro-rettrice professoressa Giovanna Galli in collaborazione con la professoressa Veronica Gabrielli e Francesca Bergianti, sono state gli istituti Matilde di Canossa, Bergonzi, Bartali e Agosti per le primarie e Pertini, Aosta, Borghi e Lepido per le secondarie di primo grado.
Scuole Aperte – L’indagine sarà interamente presentata sabato 18 aprile nella giornata dedicata al lancio ufficiale di Scuole Aperte a Reggio Emilia promosso in collaborazione con la Regione Emilia-Romagna, nell’ambito del Bando Partecipazione 2025 e del Bando “Scuole Aperte”.
L’evento, che sarà aperto dai saluti del sindaco Marco Massari intende illustrare a città, famiglie, scuole, educatori e amministratori che l’approccio alla scuola come luogo sociale e della comunità è al contempo una sfida educativa e sociale.
Da questi presupposti partiranno a Reggio Emilia le sperimentazioni, scuola per scuola e territorio per territorio, per costruire le alleanze utili a integrare e potenziare l’offerta educativa nel pomeriggio con l’obiettivo non solo di fornire un bilanciamento virtuoso alle famiglie nella conciliazione vita-lavoro, ma di dare ai bambini occasioni di incontro con soggetti, competenze e opportunità nuove che li abilitino a un approccio consapevole e pieno alla scoperta del mondo e del diventare adulti.
Nell’ambito dell’evento, Reggio Emilia si confronterà con altre esperienze di Scuole Aperte promosse in città come Roma, con la partecipazione dell’Assessora Claudia Pratelli, e Torino, con l’Assessora Carlotta Salerno. Particolarmente rilevante il contributo della Regione che presenterà la propria visione e le politiche educative regionali, dialogando con Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia, Reggio Children e le istituzioni scolastiche su come rendere le scuole spazi sempre più aperti alla comunità, capaci di rispondere ai nuovi bisogni delle famiglie.
“Fare scuola oltre la scuola”, l’esperienza di Reggio Emilia è diventata un progetto europeo
“Scuola, Comunità, Territorio” è il titolo della due giorni di confronto e dibattito promossa dal Comune di Reggio Emilia in collaborazione con Fondazione E35, UNIMORE e Fondazione Reggio Children, in cui si colloca anche l’evento del 18 aprile dedicato a Scuole Aperte. La due giorni nasce dalla convergenza di due percorsi: il progetto europeo Widespread School, che ha esplorato modelli di educazione diffusa in quattro città europee, e appunto Scuole Aperte che punta a sperimentare un modello di comunità educante sul territorio reggiano.
Denominatore comune delle esperienze condotte e di quelle che stanno per partire è la creazione di ecosistemi educativi caratterizzati da alleanze tra scuole, enti pubblici, terzo settore, mondo sportivo, culturale ed economico, come condizione sia per innovare la scuola e la didattica sia come assunzione di responsabilità educativa da parte dei tanti soggetti che compongono la comunità. Per questo aprire la scuola al territorio può diventare una scelta strategica per innovare la didattica e rispondere alle sfide educative del presente, costruendo alleanze tra scuola, istituzioni, terzo settore e famiglie e trasformando l’intero territorio in risorsa educativa.
I lavori prenderanno il via venerdì 17 aprile dalle 15.30 nell’Aula Artigianelli di Palazzo Baroni (ex Seminario Vescovile) in viale Timavo 93, con “Fare scuola oltre la scuola”, convegno dedicato al tema dell’educazione diffusa, esperienza di didattica al di fuori delle aule scolastiche, compiuta dal Servizio Officina Educativa dalla pandemia in avanti e sviluppata nell’ambito del progetto europeo Widespread School finanziato dal programma Erasmus+.
Partendo dall’esperienza realizzata in città, il Comune di Reggio Emilia, con il supporto di Fondazione E35, ha coordinato il progetto europeo Widespread School in collaborazione con Unimore, Fondazione Reggio Children, le città gemelle di Zadar (Croazia) e Girona (Spagna) e la città finlandese di Espoo, con l’obiettivo di esplorare modelli di educazione diffusa nei quattro paesi europei.
L’evento vedrà la partecipazione di Rita Locatelli, ricercatrice in Pedagogia generale e sociale presso la Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, che dialogherà con la professoressa Chiara Bertolini di Unimore rispetto al tema della connessioni fra scuola e territorio. Rita Locatelli è anche membro del Comitato Scientifico della Cattedra UNESCO Education for Human Development and Solidarity among Peoples e del Centre for Higher Education Internationalisation dello stesso Ateneo, dove collabora inoltre con l’Osservatorio per l’Educazione e la Cooperazione Internazionale.
Presente all’evento anche l’Istituto Nazionale di Documentazione, Innovazione e Ricerca Educativa (INDIRE), con un intervento sulle forme di scuola estesa e scuola diffusa, a cura della ricercatrice Giuseppina Rita Jose Mangione fra le autrici, insieme a Stefania Chipa e Giuseppina Cannella, del volume “La Scuola Diffusa” che, partendo dall’esperienza di Reggio Emilia, esplora la scuola come ecosistema di apprendimento distribuito, dove luoghi, persone e relazioni diventano risorse educative.

