martedì, 14 Aprile 2026
ASCOLTA LINEA RADIO
8.7 C
Comune di Sassuolo
Home Modena Un cerotto intelligente in grado di fornire una diagnosi precoce e rapida...

Un cerotto intelligente in grado di fornire una diagnosi precoce e rapida dell’Alzheimer

Unimore è partner del progetto europeo ALERT, appena avviato



L’Alzheimer rappresenta una delle principali sfide sanitarie globali; oltre 50 milioni di persone ne sono colpite e il numero destinato a triplicare entro il 2050. Un dato particolarmente significativo è che i biomarcatori della malattia iniziano a modificarsi anche 10–15 anni prima della comparsa dei sintomi clinici, aprendo una finestra cruciale per una diagnosi precoce e interventi tempestivi.

In questo contesto ha appena preso il via ALERT, un progetto europeo di ricerca della durata di tre anni, che riunisce un consorzio internazionale di eccellenza: è coordinato dal Prof. Giuseppe Barillaro, bioingegnere e docente di ingegneria elettronica all’Università di Pisa e coinvolge l’Università di Modena e Reggio Emilia con la prof.ssa Daniela Giuliani, farmacologa del Dipartimento di Scienze Biomediche, Metaboliche e Neuroscienze. Partecipano inoltre la Prof.ssa Rancan Fiorenza (esperta di nanotecnologie modelli cutanei) dell’ospedale universitario Charité di Berlino, la Prof.ssa Giordani Silvia, esperta di nanomateriali alla Dublin City University di Dublino e il dott. Cosimo Puttili, Direttore della Ricerca e Innovazione dell’azienda AB Medica (realtà italiana di riferimento nella produzione e distribuzione di tecnologie medicali, nella robotica chirurgica, nella telemedicina e nell’innovazione tecnologica in sanità).

”Il progetto ALERT punta a rivoluzionare la diagnosi dell’Alzheimer attraverso tecnologie innovative e non invasive.” – spiega la Prof.ssa Giuliani. “L’obiettivo è sviluppare un sistema in grado di rilevare precocemente i biomarcatori della malattia direttamente nel plasma sanguigno, offrendo una soluzione più rapida, accessibile ed economicamente sostenibile rispetto ai metodi attuali.”

Il cuore del progetto è il sensore QRc-MN (QR code microneedle): un cerotto dotato di microaghi biodegradabili, più sottili di un capello umano, che penetrano delicatamente la pelle fino a raggiungere il flusso sanguigno. I microaghi sono in grado di monitorare in tempo reale biomarcatori chiave dell’Alzheimer, generare un QR code fluorescente che codifica le concentrazioni rilevate e trasmettere i dati in modalità wireless a un dispositivo elettronico e ad un’app dedicata.

Il sistema consente di ottenere risultati in pochi minuti, eliminando la necessità di prelievi invasivi, analisi di laboratorio complesse e lunghi tempi di attesa. Dopo l’utilizzo, i microaghi si dissolvono naturalmente, evitando qualsiasi procedura di rimozione.

Secondo la dott.ssa Eleonora Vandini, collaboratrice della prof. Giuliani ”questa tecnologia permetterà una diagnosi precoce più semplice, veloce ed economica”.

Le metodologie attuali per la diagnosi dell’Alzheimer — basate su sintomi clinici, test neuropsicologici o analisi del liquido cerebrospinale — presentano infatti limiti significativi, tra cui invasività, costi elevati e tempi lunghi. ALERT supera queste criticità introducendo un approccio minimamente invasivo, una diagnosi rapida e in tempo reale e una tecnologia scalabile e adatta anche a contesti ambulatoriali (day hospital).

Il tema è particolarmente rilevante anche dal punto di vista economico: i costi diretti e indiretti legati all’Alzheimer nell’Unione Europea potrebbero superare i 350 miliardi di euro all’anno. Una diagnosi precoce rappresenta quindi un elemento chiave per strategie di cura sostenibili nel lungo periodo.

Nel team Unimore per ALERT fa parte anche la prof. Ottani A (farmacologa BMN) che sottolinea come il sensore “introdurrà un cambiamento radicale nel campo della diagnostica: il passaggio da un sistema analogico a uno digitale in vivo.”

I sensori trasformano le informazioni biologiche in codici QR leggibili, eliminando la necessità di calibrazioni complesse e migliorando l’affidabilità delle misurazioni. Il dispositivo sarà progettato per rilevare simultaneamente più biomarcatori fondamentali dell’Alzheimer come beta amiloide 1-42, p-tau217 e l’enzima PHGDH, tutti associati alle fasi precoci della malattia.

La tecnologia sviluppata da ALERT promette di migliorare significativamente la qualità della vita dei pazienti e dei caregiver, favorire interventi terapeutici tempestivi, rallentando la progressione della malattia, ridurre i costi sanitari legati a ricoveri, test di laboratorio e gestione a lungo termine e infin aumentare l’accessibilità alla diagnosi precoce.

Il prof. Dominici, Direttore del Dipartimento Smechimai e della Struttura Complessa di Oncologia dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Modena e partecipante al progetto assieme alla sua collaboratrice Dott.ssa Giulia Grisendi, sottolinea che questo approccio potrà essere esteso ad altri ambiti, come diagnosi oncologiche, monitoraggio di infezioni, screening farmacologico, sicurezza ambientale e alimentare.

“ALERT potrà aprire la strada ad una medicina più personalizzata, tempestiva ed efficiente” conclude la prof.ssa Giuliani. “Il monitoraggio continuo e non invasivo dello stato di salute potrebbe diventare una realtà concreta”.

Con questa innovazione, la diagnosi dell’Alzheimer potrebbe trasformarsi da processo complesso e tardivo a strumento semplice, rapido e precoce, con benefici profondi per pazienti, sistemi sanitari e società nel suo complesso.