Zero alcol in gravidanza è una scelta sicura per la mamma e per il bambino. Una scelta che mette al riparo dai danni al feto che possono poi pregiudicarne la salute. L’Emilia-Romagna, prima regione in Italia, promuove le Linee programmatiche per la prevenzione e il trattamento dello spettro dei disordini feto-alcolici. Un approccio sistemico che affronta la Fasd (Fetal alcohol spectrum disorders – Spettro dei disordini feto alcolici), una grave disabilità di origine non genetica dovuta alla esposizione all’alcol durante la gravidanza. E lo fa mettendo a punto un’azione complessiva, che tiene insieme prevenzione, formazione, diagnosi e presa in carico.
Oggi a Roma, alla Camera dei deputati – insieme ad Alessandra Pisa, presidente dell’Associazione Italiana Disordini da Esposizione Fetale ad Alcol e/o Droghe – la presentazione della delibera approvata dalla Giunta regionale pochi giorni fa, che avvia un lavoro multidisciplinare, supportato da diversi settori, Aziende sanitarie ed Enti regionali e nazionali, per dare risposte adeguate a molte persone con Fasd e alle loro famiglie. In Emilia-Romagna, al 31 dicembre 2025, sono 35 i bambini presi in carico dai Centri di riferimento per la Fasd. Ma il numero, come dimostrano le ricerche scientifiche pubblicate, è più elevato e potrebbe spiegare molte delle diagnosi dei bambini che accedono ai Servizi per la Neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza o per le Dipendenze patologiche.
“La prevenzione- sottolinea l’assessore alle Politiche per la salute, Massimo Fabi- e la realizzazione di interventi di promozione della salute sono tra i nostri obiettivi. La strategia messa a punto, prima in Italia, per la Fasd è frutto di un lavoro che vede coinvolti i professionisti e le professioniste di diversi settori della sanità pubblica della nostra regione. Un approccio integrato che valorizza le competenze e le professionalità, ma anche l’importante aiuto delle Associazioni dei familiari che collaborano alla realizzazione degli obiettivi regionali. Grazie a queste Linee programmatiche l’Emilia-Romagna si doterà di un piano strategico multidisciplinare che si propone come strumento per rispondere ai bisogni delle persone con Fasd e alle loro famiglie e come punto di riferimento nazionale”.
“Fin dalla sua costituzione – afferma Alessandra Pisa, presidente dell’Associazione Italiana Disordini da Esposizione Fetale ad Alcol e/o Droghe- l’Aidefad lavora al fianco delle istituzioni per promuovere la conoscenza della Fasd e il supporto alle persone con Fasd e alle loro famiglie. Il lavoro con la Regione Emilia-Romagna in questi anni ha contribuito alla realizzazione di un progetto innovativo, coraggioso e necessario: la Fasd non può rimanere una sindrome invisibile, merita una presa in carico organica e una prevenzione attenta perché è l’unica disabilità completamente prevenibile”.
La strategia della Regione Emilia-Romagna
Sono cinque gli indirizzi strategici messi a punto dalla Regione Emilia-Romagna: rafforzamento della prevenzione primaria, grazie anche a una campagna di comunicazione sugli effetti del consumo di alcol in gravidanza; sviluppo di un modello regionale integrato di prevenzione, diagnosi e presa in carico; promozione della diagnosi precoce e della presa in carico multidisciplinare; formazione per i professionisti; attenzione specifica ai contesti dell’adozione e dell’affido.
La Fasd è una delle principali cause prevenibili di disabilità neurocomportamentale, ma continua a essere poco conosciuta dalla popolazione generale e, in parte, anche sottovalutata in ambito sanitario. Dal punto di vista epidemiologico, i dati indicano che il consumo di alcol durante la gravidanza è ancora presente in percentuali non trascurabili, anche in contesti socio-culturali avanzati. Tuttavia, la percezione del rischio rimane spesso bassa: molte donne non sono adeguatamente informate sugli effetti dell’alcol sul feto, oppure ricevono messaggi ambigui riguardo a quantità considerate ‘sicure’, che in realtà non esistono.
La prevenzione della Fasd assume un rilievo fondamentale di sanità pubblica, poiché consente di ridurre in modo significativo l’impatto individuale, familiare e sociale di una disabilità potenzialmente evitabile. In particolare, la prevenzione serve a dare una adeguata formazione a tutte le donne che sono in fase preconcezionale o sono in stato di gravidanza, soprattutto nelle fasi iniziali.
La diagnosi precoce e la presa in carico integrata, anche alla luce della letteratura scientifica sull’argomento, possono consentire una riduzione degli esiti secondari negativi, migliorando la qualità della vita delle persone e delle loro famiglie e ottimizzando l’utilizzo delle risorse sanitarie e sociali. Inoltre, la Fasd assume una particolare rilevanza nei percorsi adottivi e di affido, configurandosi come bisogno speciale frequentemente riscontrato, in particolare nelle adozioni internazionali.
Obiettivo della Regione Emilia-Romagna è, poi, di organizzare attività di formazione sulle Fasd per sviluppare maggiormente le competenze sia nell’individuazione diagnostica sia nel trattamento. La formazione deve essere strutturata secondo un modello multidisciplinare e integrato, in grado di coinvolgere tutti i livelli assistenziali e le diverse professionalità sanitarie e sociosanitarie. Elemento qualificante del percorso formativo è l’inclusione attiva dei familiari ‘emancipati e consapevoli’.
La diagnosi precoce è fondamentale. In Regione Emilia-Romagna, il percorso diagnostico per i bambini con sospetta Fasd si basa sull’integrazione tra servizi territoriali e strutture ospedaliere specialistiche. Ad oggi il Centro di riferimento regionale per la diagnosi è la Uoc di Neuropsichiatria dell’età pediatrica dell’Irccs Istituto delle scienze neurologiche di Bologna (Isnb), al Policlinico Sant’Orsola di Bologna, che coordina la valutazione diagnostica attraverso un team multidisciplinare che coinvolge altre strutture di Ausl Bologna e di Irccs Azienda ospedaliera universitaria di Bologna. L’integrazione con il Centro regionale per le disabilità linguistiche e cognitive e la rete territoriale dei servizi di Neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza rappresenta un modello organizzativo strutturato che consente di garantire un percorso diagnostico multidisciplinare e integrato, orientato alla presa in carico globale del paziente.

