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Al Plesso Navile, un’opera collettiva che unisce arte, ricerca e innovazione tecnologica



Da oggi, negli orari di apertura del Plesso Navile (Via della Beverara 123/1 – Bologna), è possibile visitare l’installazione appena inaugurata, nata dalla collaborazione tra il Dipartimento di Chimica Industriale “Toso Montanari”- CHIMIND, il Dipartimento di Informatica – Scienza e Ingegneria – DISI dell’Alma Mater e il Liceo Artistico “Arcangeli” nell’ambito del progetto CHimInDArTe: una tavola periodica capace di unire arte, ricerca e innovazione tecnologica e quindi non più soltanto uno schema scientifico da studiare sui libri.

Si tratta di un’opera collettiva che ha trasformato gli elementi chimici in sculture, esperienze digitali e ambienti immersivi, punto d’arrivo di un percorso interdisciplinare che ha coinvolto studenti, docenti, artisti e cittadini in un processo di co-creazione.

La grande tavola periodica artistica è corredata da trentaquattro installazioni scultoree, progettate e realizzate dagli studenti del Liceo Artistico “Arcangeli”, e personalizza ora l’atrio dell’edificio del plesso Navile dedicato alle attività didattiche, trasformando uno spazio universitario quotidiano in un luogo di incontro tra arte e scienza.

Metalli, gas nobili ed elementi essenziali per la vita quotidiana prendono così forma attraverso superfici, texture e composizioni che raccontano il rapporto tra uomo, tecnologia e materia. La chimica esce dal laboratorio e diventa esperienza visiva, tattile e narrativa.

Accanto all’installazione artistica, il progetto CHimInDArTe integra anche una dimensione tecnologica sviluppata grazie al contributo del DISI: i visitatori possono esplorare l’opera attraverso un’applicazione interattiva che permette di navigare la tavola periodica, approfondire curiosità sugli elementi e accedere a contenuti divulgativi pensati per accompagnare il percorso espositivo.

A completare l’esperienza c’è inoltre una componente immersiva in realtà virtuale, pensata per trasformare l’apprendimento scientifico in uno spazio di esplorazione dinamica e partecipativa.

“La sfida era costruire un linguaggio capace di unire ricerca scientifica, creatività artistica, innovazione tecnologica per rendere la chimica visibile, comprensibile e coinvolgente. La tavola periodica diventa quindi uno spazio di incontro, partecipazione e sperimentazione condivisa. Questo linguaggio, utilizzato per questa prima opera d’arte, verrà ulteriormente sviluppato nei nostri nuovi progetti” – spiegano Loris Giorgini, Direttore del Dipartimento CHIMIND, e Rita Mazzoni, professoressa del Dipartimento e Coordinatrice del progetto CHimInDArTe.

“La chimica è vita. – aggiunge Rita Mazzoni – Grazie al progetto Chimindarte che vede una collaborazione fra il Dipartimento CHIMIND e il liceo artistico “Francesco Arcangeli”, la chimica esce da un recinto nozionistico frequentato da studiosi ed esperti del settore, per prendere forma, attraverso una reinterpretazione artistica, nella quotidianità delle persone comuni. Il progetto Chimindarte ha dimostrato con la forza del suo risultato di grande impatto estetico e di sicuro spessore artistico, che la comunicazione tra aree differenti del sapere è possibile e nel dialogo interscolastico (università e scuola), interdisciplinare (chimica, arte, informatica e design) e intergenerazionale, si nascondono atomi di originalità ed ispirazione che seminano speranza e bellezza”.

“Per i nostri studenti coinvolti, il progetto ha rappresentato un’importante esperienza formativa: un’occasione concreta di confronto interdisciplinare, lavoro collaborativo e dialogo con il mondo universitario” – aggiunge Barbara Burgio, professoressa del liceo artistico “Arcangeli”.

“Tra sculture, strumenti digitali e ambienti immersivi, la tavola periodica si trasforma così in una nuova forma di racconto culturale” – afferma Catia Prandi, professoressa del Dipartimento DISI.

La prof.ssa Maria Letizia Guerra, Delegata all’impegno pubblico, commenta: “L’università e la città sono sempre più chiamate ad attivare una circolarità dei rispettivi saperi, unica chiave per interpretare i nuovi bisogni e generare benessere per i cittadini e le cittadine di tutte le generazioni. Immaginiamo un tempo, che forse è già oggi, in cui non vi sono più confini tra i luoghi della ricerca e della formazione e i luoghi del vivere in quanto la partecipazione di ogni persona è significativa e lascia un segno. L’arte è certamente il linguaggio più efficace per mantenere vivi nel tempo tali segni”.

Il progetto si inserisce nelle attività di Public Engagement promosse dall’Università di Bologna, con l’obiettivo di rafforzare il dialogo tra ricerca, scuola e territorio. L’arte diventa così uno strumento di divulgazione scientifica, mentre le tecnologie digitali ampliano le possibilità di interazione e coinvolgimento del pubblico.