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Ustica, indagine conferma guerra aerea: “Gip Roma non archivi”



(DIRE) Bologna, 13 mar. – “Il giudice per le indagini preliminari non accolga la richiesta di archiviazione dalla Procura di Roma dell’indagine sulla strage di Ustica nel 2008”. Dopo un primo appello lanciato alla fine dell’anno scorso a Montecitorio, la presidente dell’associazione dei familiari delle vittime, Daria Bonfietti, assieme a un gruppo di parlamentari (Walter Verini e Andrea De Maria del Pd, Marco Pellegrini dell’M5s, Marco Lombardo di Azione, Ivan Scalfarotto di Italia viva e Ilaria Cucchi di Avs), al presidente dell’Ordine dei giornalisti dell’Emilia-Romagna, Silvestro Ramunno, al presidente dell’Fnsi, Vittorio Di Trapani, e Andrea Mazzetti di Articolo 21, si sono ritrovati al museo di Bologna che ospita i resti del Dc9 Itavia in vista dell’udienza programmata per il 18 marzo in cui si deciderà il destino dell’inchiesta nata nel 2008 dalle dichiarazioni dell’ex presidente della Repubblica, Francesco Cossiga, sul coinvolgimento di caccia francesi nella battaglia aerea in cui venne abbattuto il velivolo civile italiano.

“Le 450 pagine depositate dal pm romano non solo confermano assolutamente la tesi sostenuta già negli anni dal giudice Priore, ovvero la caduta del nostro DC 9 all’interno di un episodio di guerra aerea, ma aggiungono elementi importantissimi. Dichiarano, tuttavia, che non sono riusciti a determinare ancora gli autori materiali dell’abbattimento del Dc9 Itavia. Per questo chiedono l’archiviazione”, spiega Bonfietti.

“Gli Stati amici ed alleati, non hanno partecipato, non hanno collaborato, hanno raccontato menzogne, hanno raccontato cose inutili. Per questo i magistrati chiedono l’archiviazione. Noi andremo là il 18 marzo, chiedendo di non archiviare perché crediamo che ci siano ancora indagini da fare e le indicheremo”, anticipa la presidente dell’associazione dei familiari delle 81 persone morte in volo tra Bologna e Palermo. Sono da approfondire, per esempio, le informazioni arrivate dalla Nato, che pure ha fornito indicazioni sulla presenza nei cieli di Ustica dei caccia al alcuni paesi alleati (Francia e Usa, all’inseguimento, si è ipotizzato, di un mig libico sul quale viaggiava il dittatore libico Muammar Gheddafi), così come la presenza della portaerei francese Foch, “che era sempre stata negata”.

Sono “nuove notizie che pretendono che si indaghi ancora. Vogliamo ancora pensare che si arrivi a scrivere anche l’ultimo pezzo di verità: è demenziale, assurdo, allucinante, riprovevole, non so cos’altro aggiungere, che in un Paese civile si debba accettare di non conoscere gli autori materiali dell’abbattimento di un aereo civile in tempo di pace. La magistratura ha indagato moltissimo e ha ribadito tutto quello che aveva detto Priore, aggiungendo altre cose. Secondo noi ci sono elementi che si potrebbero ancora indagare e quindi chiediamo la non archiviazione”, ripete Bonfietti.

“Nella richiesta di archiviazione c’è scolpita una verità: quella notte ci fu un atto di guerra nel cielo sopra Ustica. Questo fatto è accertato, ma si chiede archiviazione perché paesi Nato non intendono rispondere alle rogatorie, quindi, non si può stabilire la nazionalità dei caccia che hanno abbattuto il Ddc9”, ricorda Verini. Su questo punto di torna a sollecitare un intervento del governo italiano.

“Il governo italiano deve chiedere con maggiore forza ai paesi amici i documenti su Ustica. Siamo di fronte alla violazione della sovranità nazionale”, scandisce De Maria. “E’ doveroso chiedere a paesi che hanno adottato il nostro stesso modello di democrazia liberale di fare uno sforzo per la trasparenza. Non parliamo di autocrazie che praticano la menzogna di Stato, ma di paesi che con noi difendono l’Ucraina”, ricorda Scalfarotto. “La lotta per la verità non deve fermarsi”, incalza Cucchi in un videomessaggio. “Non si tratta di tirare per la giacchetta il gip, ma il contrario, di aiutare la magistratura. Se la forze della magistratura non basta, la politica deve supplire. Ci aspettiamo che lo faccia anche l’attuale maggioranza di governo per abbattere il muro di gomma eretto da due paesi amici”, prosegue Pellegrino. “E’ un dovere portare avanti questa battaglia. La cittadinanza bolognese si acquisisce imparando due date, il 27 giugno e 2 agosto 1980”, sottolinea il senatore bolognese Lombardo, che richiama anche la richiesta di collaborazione agli alleati avanzata dal capo dello Stato, Sergio Mattarella.

“La stampa ha avuto ruolo fondamentale in questa vicenda. Come Fnsi abbiamo sollecitato anche la federazione europea perché colleghi di altri paesi si muovano nei confronti dei loro governi. Non ci possiamo abituare all’idea che pezzi della storia di questo paese non abbiano verità fino in fondo. Vale per Ilaria Alpi e Miran Hrovatin, per l’ambasciatore Attanasio, per Andy Rocchelli”, aggiunge Di Trapani. “Urleremo ancora per molto tempo il diritto alla verità. Sono indecenti le risposte dei paesi alleati. Farsi rispondere è uno sforzo che il governo deve fare”, conclude Bonfietti.
(Vor/ Dire)