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Sindaco e Organizzazioni sindacali sull’infortunio mortale di questa mattina a Modena



immagine repertorio (di Liviana Banzi)

“Esprimo il mio più sentito cordoglio ai familiari e ai colleghi del lavoratore che questa mattina ha perso la vita mentre lavorava in un cantiere nel centro storico della città. Quanto avvenuto andrà ovviamente sottoposto alle indagini degli organi competenti ma un lavoratore che perde la vita è un fatto molto grave che deve interrogare tutti, dalle istituzioni alle imprese, ai sindacati”.

Così il Sindaco Massimo Mezzetti che aggiunge “I numeri degli incidenti sul lavoro, in particolare nella nostra provincia continuano a essere impietosi, 13 morti nel 2025. Bisogna senza dubbio più fare di più. In occasione dell’approvazione del bilancio abbiamo deciso di stanziare risorse per una campagna di comunicazione sugli infortuni sul lavoro condivisa nel patto che abbiamo sottoscritto con tutte le forze sociali e sollecitata dalle forze politiche di maggioranza. E’ un’assunzione di responsabilità che intendiamo portare avanti per dare un contributo alla creazione di una cultura della sicurezza sul lavoro che è ancora lungi dall’essere prevalente”.

Ferrari e Imperato

“L’operaio morto stamattina all’interno del cantiere di Palazzo Boschetti, l’ex sede della Banca d’Italia in corso Canalgrande a Modena, rappresenta l’ennesima inaccettabile morte sul lavoro nel settore edile che rimane il settore più colpito dalle morti bianche e dagli infortuni”, così Pietro Imperato, segretario sindacato edili Fillea Cgil e Aurora Ferrari, segreteria Cgil di Modena.

“La sicurezza rimane purtroppo una delle piaghe del lavoro su cui si continua a speculare considerandola un costo invece che un sacrosanto diritto costituzionale.

Il sindacato Fillea Cgil e la Cgil chiedono da tempo l’istituzione di una Procura nazionale per la prevenzione degli infortuni per contrastare quella che è una vera e propria emergenza nazionale.

Misure come la patente a crediti non sono sufficienti a contrastare gli incidenti, in un Paese in cui, come dimostra anche ciò che è accaduto stamattina a Modena, si continua a morire sul lavoro come si moriva cinquanta anni fa. Sono provvedimenti che non servono a debellare la piaga degli infortuni sul lavoro.

Servono piuttosto interventi strutturali, investimenti in vera prevenzione e in formazione durante tutto l’arco della vita lavorativa, investimenti in assunzioni del personale addetto ai controlli nei cantieri e qualificazione delle imprese del settore.

Continuiamo purtroppo a registrare in edilizia nella fascia di età tra i 50 e i 65 anni un aumento degli infortuni, spesso mortali.

Servono azioni urgenti e concrete dal momento che le morti sul lavoro in Italia continuano ad aumentare sfiorando la media di quattro persone morte al giorno.

Ai familiari del lavoratore deceduto, le più sentite condoglianze della Fillea e della Cgil di Modena”.

Martino e Chiatto

“Un altro lavoratore non tornerà a casa, è una ennesima giornata orrenda per Modena. Perché le cadute nel vuoto sono la tragedia più assurda di tutte: si possono prevedere, si possono fermare, oggi, subito, con i sistemi di protezione esistenti e con la formazione sul loro corretto utilizzo. Eppure continuiamo a contare i morti. Vergogna”.

Così Domenico Chiatto, segretario generale aggiunto di Cisl Emilia Centrale (con delega alla salute e sicurezza sui luoghi di lavoro),  interviene sull’ennesima tragedia che stavolta ha portato via un operaio edile di 53 anni. L’uomo, mentre stava sistemando una architrave,  è caduto da un ponteggio nel cantiere di Palazzo Boschetti, l’ex sede della Banca d’Italia in corso Canalgrande. Solo una settimana fa, Chiatto aveva reso noto i numeri di un 2025 pessimo per Modena e provincia: tredici morti, +8,3% rispetto all’anno precedente, 14.823 denunce di infortunio. “Oggi, ancora di più, quei dati pesano e si trasformano in un volto, in una vita portata via in un cantiere del cuore della città – osserva Chiatto –. Abbiamo le norme, gli accordi e le competenze tecniche per far girare il sistema e proteggere chi lavora. Va superata la visione burocratica della sicurezza e questo è il più grande intervento da attuare”.

Davide Martino, leader di Filca Cisl Emilia Centrale attende l’analisi delle autorità competenti “ma nel frattempo non possiamo tacere su ciò che i dati ci dicono con chiarezza: le cadute dall’alto sono la prima causa di morte sul lavoro in edilizia, in Italia come a Modena. E questo, nel 2026, è uno scandalo che non ha più giustificazioni tecniche”. Il sindacalista è netto: “Esistono sistemi di protezione collettiva efficaci, dai ponteggi certificati alle reti di sicurezza, dalle linee vita ai parapetti. Esistono dispositivi individuali di protezione contro le cadute che hanno costi contenuti e applicazione semplice. Esistono procedure, protocolli e soprattutto una formazione specifica che andrebbe messa in campo come il più grande degli investimenti. La tecnologia per evitare queste morti c’è, è disponibile, è accessibile. Eppure gli operai cadono nel vuoto. Ciò è intollerabile”.

Filca chiede con forza un salto di qualità a tutto il territorio, alle sue imprese e alle sue Istituzioni. “Il sistema non gira e, allora, occorre ripartire dalle basi: gli strumenti salvavita in cantiere devono esserci, sempre, di pari passo con la formazione per il loro impiego. Questo è il ticket che guida tutto, insieme alla vigilanza nei cantieri, all’applicazione delle norme e alla verifica nei cantieri, anche quelli apparentemente ‘ordinari’, nel centro città come nelle periferie”. Martino evidenzia che meno di cinque Pmi modenesi in edilizia (e nei settori con macchine utensili) hanno aderito nel 2025 ai percorsi di prevenzione attiva, offerti a costo zero dal piano regionale. Trend insoddisfacente pure per le consulenze schierate dall’Ente bilaterale della scuola edile (Ctp), gratuite per le aziende iscritte alla cassa edile modenese. “Chiunque può capire quanta strada ci sia ancora da fare per rendere la sicurezza una conquista che protegge”, chiosa Martino.