
In seguito al ricorso del Procuratore Calogero Gaetano Paci, i giudici bolognesi hanno completamente riformato la decisione precedente, considerando indispensabili e urgenti le misure contro l’accusato. Nella loro valutazione, i magistrati hanno preso in esame i recenti comportamenti dell’uomo, che avrebbe cercato di avvicinarsi alla figlia presso fermate dell’autobus o di contattarla con atteggiamenti definiti “seduttivi” e con offerte di denaro proprio mentre il processo si avviava al clou. I giudici hanno giudicato queste azioni tutt’altro che innocue, ravvisando il rischio di inquinamento delle prove o di reiterazione degli abusi ai danni della giovane, particolarmente vulnerabile in vista della sua testimonianza in aula.
La gravità della situazione è ulteriormente acuita dal profilo dell’imputato. L’uomo era infatti già stato incarcerato in passato per abusi sessuali su minori e aveva subito condanne per episodi analoghi, tra cui alcuni riguardanti l’amica della figlia e la figlia stessa. Nonostante ciò, avrebbe continuato a tentare contatti con la vittima, ricercandola in luoghi a lei familiari. Con l’entrata in vigore del provvedimento, per l’indiziato è stato disposto un rigido divieto di avvicinamento alla persona offesa e ai luoghi da lei frequentati, come l’abitazione e la scuola. Inoltre, è obbligato a mantenere una distanza minima di 500 metri dalla vittima. A garanzia dell’osservanza di queste restrizioni, i giudici hanno prescritto l’applicazione di un braccialetto elettronico. Nel caso in cui l’uomo si opponesse a tale dispositivo di monitoraggio, il provvedimento sarà aggravato con l’imposizione dell’obbligo di dimora nel comune di residenza.

