Sono 300.000 euro all’anno per 29 anni: è questo l’impegno economico che la giunta del sindaco Matteo Mesini ha chiesto di approvare nell’ultimo Consiglio Comunale per demolire l’ex 189 e realizzare il Centro Tina, una struttura di circa 800 metri quadrati.
Un intervento che, tra espropri e lavori, arriverà a costare complessivamente circa 5 milioni di euro: oltre 6.500 euro al metro quadro.
Una cifra che preoccupa, soprattutto alla luce di un indebitamento comunale che si aggira ancora intorno ai 45 milioni di euro.
Con un debito già così elevato, il Comune fatica oggi a garantire manutenzioni ordinarie su strade ed edifici, oltre a sostenere adeguatamente il settore sociale, il tutto con una pressione fiscale tra le più alte del territorio. È quindi legittimo chiedersi quali saranno le conseguenze di un ulteriore mutuo di questa portata.
Per queste ragioni, esprimiamo forte perplessità su una scelta che poteva essere affrontata diversamente. Esistevano infatti alternative meno onerose per raggiungere l’obiettivo della rigenerazione urbana: dalla realizzazione di un parco fino al coinvolgimento di soggetti privati, riducendo così l’impatto economico sull’ente.
Il rischio concreto è quello di dover aumentare ulteriormente le tasse o, nella migliore delle ipotesi, di non poterle ridurre per molti anni.
Questa amministrazione rischia di essere ricordata per aver inciso in modo significativo sull’indebitamento complessivo del Comune, a causa di scelte politiche ben precise.
Amministrare come un buon padre di famiglia non significa spendere perché il mutuo è disponibile, ma calibrare gli interventi sulle reali possibilità economiche dell’ente. Non si governa inseguendo la campagna elettorale, ma partendo dai bisogni concreti della città.
Anche noi riteniamo importante rigenerare l’area dell’ex 189 — un obiettivo presente nei nostri programmi — ma siamo convinti che si potesse fare con costi ben inferiori ai 5 milioni previsti. Le nostre proposte alternative, purtroppo, non sono state prese in considerazione.
Non è vero che solo spendendo, e soprattutto spendendo così tanto, si realizzano i sogni.
Ci auguriamo che la maggioranza voglia fermarsi e rivedere il progetto, prendendo atto che Sassuolo resta una città fortemente indebitata. Non possiamo permetterci di compromettere per 29 anni la capacità di intervenire su manutenzioni e sostegno alle famiglie.
Sassuolo ha bisogno di un cambio di rotta: meno tasse, più sicurezza, più decoro urbano e una reale prospettiva di alleggerire la pressione fiscale.
Per queste ragioni ci siamo astenuti. Perché amministrare significa valutare tutte le alternative. E questa, a nostro avviso, non è una scelta da buon padre di famiglia, ma l’ennesima operazione di immagine fatta con i soldi dei cittadini.
Alessandro Lucenti (Fratelli d’Italia)

