martedì, 21 Aprile 2026
ASCOLTA LINEA RADIO
8.7 C
Comune di Sassuolo
Home Regione Antonio Buzzi confermato presidente Confcooperative Federsolidarietà Emilia Romagna

Antonio Buzzi confermato presidente Confcooperative Federsolidarietà Emilia Romagna



Antonio Buzzi è stato confermato alla guida di Confcooperative Federsolidarietà Emilia Romagna al termine dell’assemblea regionale della Federazione, che si è conclusa ieri nel tardo pomeriggio a Bologna all’Hotel Savoia Regency, alla presenza di una ampia rappresentanza del sistema cooperativo, delle istituzioni e del mondo accademico che ha contato circa 300 partecipanti.

Un appuntamento che ha rappresentato non solo un passaggio istituzionale per il rinnovo degli organi, ma anche un momento di confronto strategico sul ruolo della cooperazione sociale in una fase di profonde trasformazioni economiche e sociali.

A fianco della conferma del presidente, l’assemblea ha rinnovato anche il Consiglio regionale e nominato i delegati all’assemblea nazionale, delineando la nuova governance della Federazione per il prossimo mandato.

Romagnolo di Cotignola, 55 anni, Buzzi è anche presidente del Consorzio Solco Ravenna.

“Viviamo un cambiamento d’epoca che impone alla cooperazione sociale di assumere fino in fondo il proprio ruolo trasformativo – ha dichiarato Buzzi, giunto al secondo mandato consecutivo -. Non siamo semplicemente erogatori di servizi, ma soggetti che contribuiscono alla costruzione di un modello di sviluppo più giusto, capace di contrastare le disuguaglianze e promuovere diritti e partecipazione”.

Nel corso del quadriennio appena concluso, la Federazione ha consolidato il proprio peso all’interno del sistema regionale, rappresentando oggi oltre 451 cooperative sociali, con 23.303 soci e 30.510 addetti, per un volume complessivo di attività superiore a 1,5 miliardi di euro.

I dati economici evidenziano la solidità e la capacità di crescita del sistema: tra il 2021 e il 2025 il fatturato è aumentato del 40,9% (in particolare per l’aumento dei costi di erogazione dei servizi) e l’occupazione del 13,3%, confermando la cooperazione sociale come uno dei principali attori dello sviluppo regionale.

Una crescita che si inserisce in un contesto complesso, segnato dall’incremento delle disuguaglianze, dall’invecchiamento della popolazione e dalla trasformazione dei bisogni sociali, che richiedono modelli di intervento sempre più integrati e innovativi. Questi scostamenti sono stati determinati anche dalla spirale inflattiva successiva al periodo Covid così come dalle crisi energetiche degli ultimi anni, che hanno costretto le cooperative sociali a fare i conti con costi di erogazione dei servizi sensibilmente più alti, insieme al rinnovo del contratto di lavoro (CCNL cooperative sociali).

“In questo scenario la cooperazione sociale è chiamata a superare una visione residuale e a essere riconosciuta per ciò che è: un motore di innovazione sociale e sviluppo territoriale – ha aggiunto Buzzi -. Dobbiamo rafforzare la nostra capacità di generare valore, non solo in termini economici, ma anche di coesione, partecipazione e costruzione di comunità”.

Al centro del dibattito assembleare anche il tema dell’economia sociale, indicata come una delle leve strategiche per il futuro del sistema produttivo e del welfare.

“Se consideriamo l’economia sociale come un ambito marginale abbiamo già perso la sfida. Questo modello è, al contrario, una possibilità concreta di sviluppo dei territori. La cooperazione sociale, e in particolare quella di tipo B, non deve essere letta solo per il risparmio che genera per la pubblica amministrazione, ma come fattore di innovazione e sviluppo economico, coesione sociale e partecipazione democratica. Il modello cooperativo è anche uno spazio di senso e partecipazione per le persone, capace di restituire valore al lavoro e rafforzare il legame tra economia e comunità, dobbiamo valorizzare questo aspetto seriamente se vogliamo essere attrattivi e competitivi”, ha sottolineato Stefano Granata, presidente nazionale di Confcooperative Federsolidarietà.

Nel corso della giornata, articolata tra sessione pubblica e parte assembleare, sono stati affrontati i principali nodi del settore: il futuro del lavoro sociale, la carenza di figure professionali, l’innovazione dei servizi e il ruolo della cooperazione nella costruzione di modelli di welfare più sostenibili e inclusivi. È stata inoltre presentata la ricerca realizzata da Social Seed sulla cooperazione di inserimento lavorativo, che ha evidenziato come nelle 170 cooperative sociali di tipo B e A+B del sistema Confcooperative Federsolidarietà Emilia Romagna siano 2.135 le persone svantaggiate inserite al lavoro, un dato che restituisce la dimensione e l’impatto concreto del modello. Nelle stesse cooperative si registrano inoltre 66 lavoratori svantaggiati ogni 100 lavoratori ordinari, un valore più che doppio rispetto al minimo previsto dalla normativa.

“L’inserimento lavorativo non riguarda solo la cooperazione sociale, ma l’intero sistema di welfare regionale, che dal lavoro quotidiano delle cooperative trae un beneficio rilevante – ha ribadito il presidente di Confcooperative Emilia Romagna, Francesco Milza –. Questo modello può continuare a funzionare e svilupparsi al meglio, andando oltre i risultati già raggiunti, solo attraverso una piena assunzione di responsabilità condivisa. In questo senso, l’economia sociale rappresenta la direzione da seguire per costruire percorsi solidi e generare valore per le comunità”.

Significativa anche la presenza istituzionale, con l’intervento del presidente della Regione Emilia-Romagna Michele de Pascale e degli assessori regionali Giovanni Paglia (Lavoro), Massimo Fabi (Salute) e Isabella Conti (Welfare), a conferma dell’attenzione e del riconoscimento verso il ruolo strategico della cooperazione sociale nelle politiche regionali.