
Prima tappa Pavullo nel Frignano, nel modenese, per parlare di sanità in montagna e illustrare il progetto per migliorare il benessere e l’assistenza sociosanitaria nelle aree interne della provincia. Al centro, il potenziamento del servizio di emergenza-urgenza 118 con sistemi di collegamento video tra operatori sul campo e specialisti ospedalieri, la possibilità di intervento dell’elisoccorso anche in situazioni di maltempo e una diffusione capillare dei defibrillatori.
È partito oggi ‘In cima’, il ciclo di appuntamenti curato dalla Regione che punta a promuovere e valorizzare l’Appennino come laboratorio di innovazione, dove mettere in pratica e diffondere nuove forme di sostenibilità economica e sociale. Con l’obiettivo di accendere i riflettori sulle politiche per la crescita e il futuro della montagna dell’Emilia-Romagna.
Un calendario itinerante di incontri tematici che andrà a toccare tutte le province da Piacenza a Rimini, portando di volta in volta l’attenzione su temi diversi, ma tutti centrali per il futuro chi vive e lavora in Appennino.
“La montagna e le aree interne dell’Emilia-Romagna sono al centro del programma di mandato del presidente de Pascale- spiegano gli assessori regionali alla Montagna, Davide Baruffi, e alla Salute, Massimo Fabi-. Insieme ai territori vogliamo creare le condizioni per aumentare l’attrattività e la vivibilità di luoghi fondamentali per lo sviluppo sostenibile e il benessere dell’intera regione. L’iniziativa di oggi è quindi una scelta non solo strategica ma necessaria alla luce della recente riforma nazionale che ha ridisegnato la mappa della montagna italiana, portando nove comuni della nostra regione a perdere la classificazione di ‘montanità’. ‘In cima’ si propone come un laboratorio per far crescere e diffondere politiche in grado di rispondere alle sfide aperte, a partire dallo spopolamento, nell’intento di ridurre o colmare i divari e le disuguaglianze territoriali, garantendo a tutte e tutti gli stessi diritti e le stesse opportunità. Rafforzare i servizi sociosanitari è il primo pilastro del vivere ‘In cima’. Più tutela e più cura, sfruttando anche l’innovazione tecnologica per avvicinare sempre più i professionisti alle persone, vuole dire garantire concretamente il diritto alla salute, la prima condizione per creare comunità più coese e inclusive”.
“Oggi confermiamo la volontà di investire sempre di più nei territori in cui i fattori demografici, sociali e geografici rendono più difficile l’accesso ai servizi, partendo dalle esigenze reali delle persone e tenendo insieme equità, sostenibilità e qualità delle cure- dichiara il Direttore generale dell’Ausl di Modena, Mattia Altini-. Non è un progetto calato dall’alto. È il frutto di un lavoro condiviso tra Aziende sanitarie, professionisti, sindaci e amministratori locali, che conoscono profondamente i loro territori, e cittadini che li vivono ogni giorno. Abbiamo scelto- prosegue Altini- di intervenire sull’insieme del sistema delle cure, puntando su continuità assistenziale, prevenzione e prossimità, perché garantire salute in montagna significa anche rafforzare la coesione delle comunità, la fiducia nelle istituzioni e la capacità dei territori di affrontare i cambiamenti. È una sfida impegnativa, ma anche una grande opportunità per costruire una sanità pubblica più equa, più vicina alle persone e più solida nel tempo.
La salute in cima
La ‘Salute della montagna modenese’ è il primo progetto presentato oggi a Pavullo. È nato nell’ambito della Stami dell’Appennino per migliorare il benessere e l’assistenza sociosanitaria nelle aree interne della provincia, territori che presentano caratteristiche particolari: popolazione anziana con elevata diffusione di malattie croniche, bassa densità abitativa, difficoltà negli spostamenti e carenza di professionisti sanitari. A ciò si aggiunge il rischio di spopolamento e la presenza in alcune zone di un forte turismo stagionale che rappresenta un aumento dei bisogni assistenziali.
Il progetto punta a rafforzare la rete dei servizi territoriali e dei percorsi clinico-assistenziali, oltre promuovere l’integrazione tra settore sanitario e sociale.
Integrando assistenza, prevenzione e partecipazione delle comunità, ambisce quindi a ridurre le disuguaglianze e a garantire una migliore qualità della vita per chi vive nella montagna modenese.
Centrale, nella strategia progettuale, è il potenziamento dei servizi sul territorio con lo sviluppo di ambulatori per gestire le urgenze a bassa complessità e la creazione di team di medici e infermieri che operano direttamente nelle comunità, a supporto di persone fragili e anziani.
L’assistenza domiciliare viene rafforzata e affiancata da soluzioni innovative come il “camper della salute”, pensato per raggiungere le zone più isolate. In generale, si punta a evitare ricoveri inutili e accessi impropri al pronto soccorso.
Un altro pilastro del progetto è la telemedicina, che consente di collegare i pazienti con gli specialisti senza dover affrontare lunghi spostamenti. Attraverso strumenti digitali, monitoraggi a distanza e televisite, si vuole garantire continuità assistenziale anche nei territori più lontani, migliorando l’accesso alle cure e rendendo il sistema più efficiente.
Grande attenzione è dedicata anche alla rete dell’emergenza, con l’obiettivo di garantire interventi rapidi e sicuri in tutto il territorio montano. Questo include il potenziamento della rete dei defibrillatori, del servizio di emergenza-urgenza 118 con sistemi di collegamento video tra operatori sul campo e specialisti ospedalieri, e dell’elisoccorso con possibilità di intervento anche in situazioni di maltempo. Il progetto si fonda su un approccio ‘one health’, che considera la salute come il risultato dell’interazione tra ambiente, persone e animali. In questo senso vengono promosse iniziative legate alla sostenibilità ambientale, alla prevenzione e alla collaborazione con scuole, enti locali e parchi naturali.
Un ruolo centrale è attribuito alla comunità, vista come parte attiva del sistema di cura. Si punta a valorizzare il volontariato, le reti sociali e figure come gli “agenti di prossimità”, capaci di intercettare i bisogni delle persone e contrastare fenomeni come la solitudine e l’isolamento. Anche le imprese locali sono coinvolte nel sostenere progetti di comunità.
Infine, il progetto contempla la creazione di una Scuola della salute della montagna, realizzata in collaborazione con l’Università di Modena e Reggio Emilia: uno spazio dedicato alla formazione, alla ricerca e allo sviluppo di soluzioni innovative per rispondere ai bisogni delle aree montane.
Di seguito il link per scaricare il video proiettato stamattina sul Progetto salute della montagna modenese.

