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Le linee guida regionali per l’Amministrazione condivisa rivolte agli Enti locali e agli enti del Terzo settore



Co-programmare e co-progettare non solo come procedimenti amministrativi ma come leve strategiche per rafforzare la collaborazione tra istituzioni, comunità e Terzo settore, in un rapporto di fiducia reciproca. Per intercettare nuovi bisogni, comprenderli e dare risposte innovative, capaci di produrre cambiamento.

È questa la cornice di riferimento delle Linee guida per l’Amministrazione condivisa rivolte agli Enti locali e agli enti del Terzo settore, messe a punto e adottate per la prima volta dalla Regione Emilia-Romagna: un percorso ancora più importante, perché costruito insieme al Consiglio del Terzo settore, al Forum del Terzo settore e ai Centri di servizio per il volontariato, oltre ad Anci per la parte pubblica.

L’obiettivo principale del documento, approvato dalla Giunta e presentato oggi in un convegno a Bologna dall’assessora al Welfare e Terzo settore, Isabella Conti, alla presenza di numerosi enti coinvolti, è accompagnare e facilitare le pubbliche amministrazioni e gli Ets nell’applicazione delle forme di relazione collaborative (co-programmazione, co-progettazione, convenzioni) previste dagli articoli 55 e seguenti del decreto legislativo 117/2017 (Codice del Terzo settore), integrando la disciplina statale con le specificità introdotte dalla legge regionale n. 3/2023. In questa prospettiva, la collaborazione non si traduce mai in una delega di funzioni pubbliche, ma in una condivisione della funzione amministrativa orientata alla cura dei bisogni della comunità e alla realizzazione di attività di interesse generale. Gli ambiti di intervento sono ampi: sociale, sanitario, ambientale, dell’abitare, culturale, ed altro ancora.

Le Linee guida sottolineano che queste forme di relazione si pongono come alternativa agli strumenti del Codice dei contratti pubblici quando l’amministrazione intenda adottare una logica collaborativa anziché concorrenziale, fondata sulla sussidiarietà e sulla produzione di valore sociale.

“Adottiamo queste nuove Linee guida per collaborare in modo sempre più trasparente, costruttivo, partecipato con gli enti del Terzo settore, con cui abbiamo lavorato insieme per realizzare anche questo documento- commenta l’assessora Conti-. Co-amministrare, co-progettare, lavorare in convenzione con queste realtà per noi significa scegliere di valorizzare il rapporto con le comunità, passando da una logica di erogazione di prestazioni e servizi a una logica di prossimità, integrazione, cooperazione, comunanza di scopo. È seguendo questa strada che le pubbliche amministrazioni possono favorire dinamiche di fiducia e reciprocità con le varie organizzazioni presenti sui territori, condividere visioni, leggere la realtà e interpretare i bisogni emergenti, identificare metodologie comuni per una governance condivisa. È così- chiude Conti- che pubblico e privato, nel rispetto dei propri ruoli, possono contribuire alla costruzione del futuro, individuando criticità, opportunità e destinando sforzi e risorse verso obiettivi prioritari in tutte le dimensioni della vita sociale”.

Le Linee guida, in sintesi

In 30 pagine, comprese di allegati con note metodologiche, le Linee guida per l’Amministrazione condivisa tracciano il quadro di riferimento nel rapporto tra pubbliche amministrazioni ed enti del Terzo settore.

Dopo un’introduzione in cui si focalizzano i principi di riferimento e gli obiettivi, vengono spiegati nel dettaglio gli strumenti della co-programmazione, della co-progettazione e delle convenzioni (ex art. 55-56-57 d.lgs 117/2017) in tutte le loro fasi: avvio del procedimento, pubblicazione dell’avviso, istruttoria partecipata, tavoli di lavoro, conclusione della procedura a evidenza pubblica, sottoscrizione della convenzione. In questo contesto, la co-programmazione “se da un lato attiva le migliori energie, di sapere e di proposta, degli Ets, dall’altro riconosce e valorizza il ruolo degli Enti pubblici, chiamati a decidere tenendo conto degli esiti della co-programmazione svolta, esercitando la propria autonomia nell’acquisizione, nel bilanciamento e nella sintesi dei diversi interessi acquisiti nel corso dell’istruttoria in coerenza con gli indirizzi dell’ente medesimo”, si evidenzia nel documento. Così come la “co-progettazione” ha la sua portata innovativa “nella possibilità di trattare in un unico procedimento amministrativo bisogni trasversali a materie di competenze di assessorati o uffici diversi, evitando di avere interventi frammentati e non coordinati tra loro”.

A seguire, gli allegati contenenti le diverse metodologie da applicare. Nella fase propedeutica, per esempio, le operazioni di mappatura del territorio per sollecitare la collaborazione, tessere relazioni, coinvolgere; le camminate di quartiere come strumento di pianificazione partecipata con il fine di riavvicinare le amministrazioni pubbliche, specialmente quelle locali, alla cittadinanza, così da raccogliere bisogni, proposte, racconti; e ancora, future lab per immaginare visioni di futuro probabile e/o desiderabile e world café per promuovere conversazioni creative, vivaci, concrete su questioni rilevanti.

Importante anche l’attività di formazione diffusa agli operatori della Pa e degli enti del Terzo settore: il progetto “Amministrazione condivisa bene comune”, realizzato con le risorse del Fondo sociale europeo 2021-2027 assegnate alla Regione Emilia-Romagna e approvato dalla Giunta in giugno 2025, è stato avviato lo scorso novembre e ad oggi le attività formative hanno coinvolto circa 500 partecipanti, con webinar, attività d’aula e laboratori, che hanno lo scopo di rafforzare le capacità operative e consolidare la cultura dell’Amministrazione condivisa, per renderla sempre più solida, radicata e praticata sul territorio regionale.